Perché le banche si interessano oggi alle criptovalute

VIAREGGIO – ( di avvocato Fabrizio Bartolini ) – Le banche, le criptovalute e gli smart contracts: ovvero perché le banche si interessano oggi alle criptovalute.

La reazione delle banche di fronte al mondo delle criptovalute ricorda la elaborazione del lutto. Inizialmente il mondo delle criptovalute è stato ignorato, poi attivamente combattuto come pericoloso, poi si arriva alla fase di compromesso ed infine si cerca di cavalcare l’onda creando proprie monete quali Ripple, R3, Hyperledger.

E che le Banche minacciate sicuramente da questo fenomeno si fossero comunque mosse dietro le quinte è sconosciuto solo a chi non è dentro la materia .

Ma perché le banche sono interessate a questo fenomeno? Cosa sta dietro a tutto questo?

Dietro a tutto ciò le banche vedono una grossa opportunità quale, ad esempio, quella  di trasferire denaro senza bisogno di intermediari, tagliando costi e tempi degli scambi oppure quella di creare una piattaforma di pagamenti internazionali per le piccole imprese utilizzabile da tutto il settore logistico che renderà le transazioni simultanee, accorciando i tempi di regolamento e abbattendo i rischi commerciali per gli esportatori, oppure quello inerente l’anticipo fattura che consentirà alle banche di verificare che le fatture presentate dalle piccole e medie imprese non siano state presentate ad altri istituti come garanzia.

E le banche, quale IntesaSanPaolo, Mediolanum ed altre si stanno muovendo proprio in questo senso ma anche percorrendo la strada di servire il mercato di chi vuole investire nella nuova asset class rappresentata dal bitcoin, da un lato, o utilizzare la blockchain di Bitcoin come certificazione tipo notarile.

Un passo in più lo fa Banca Sella che nella sua piattaforma di e-commerce Getspay integra oltre 40 sistemi di pagamento attivi, compresi quelli in Bitcoin.

Ma il settore che interessa di più le banche è sicuramente quello degli smart contracts.

Uno smart contracts è un protocollo di transazione computerizzato che esegue i termini di un contratto. Gli obiettivi generali del disegno dello smart contracts sono il soddisfacimento delle condizioni contrattuali comuni (come ad esempio i termini di pagamento, i privilegi, la riservatezza ecc.) la riduzione al minimo delle eccezioni sia dannose che accidentali e la minimizzazione della necessità di intermediari fiduciari. Gli obiettivi economici correlati includono l’abbassamento dei costi di perdita a causa di frodi, di arbitrato e di esecuzione e degli altri costi di transazione[1].

Il concetto di base è la creazione di un protocollo informatico che riduca o elimi la possibilità d’inadempimento.

Gli smart contracts sono possibili solo grazie alle criptovalute in quanto necessitano di un pagamento programmabile e cioè autonomo.

Facciamo un esempio pratico.

Se io oggi acquisto un biglietto del treno, in caso di ritardo dovrò scaricarmi il modulo di reclamo online, compilarlo, spedirlo e fare tutta la trafila risarcitoria a cui ormai siamo abituati.

Con gli smart contracts tutto questo verrebbe meno. Infatti il Sistema accerterebbe primariamente che il treno sia arrivato puntuale e solo allora, tramite la criptomoneta che è stata programmata a questo scopo, verrebbe effettuato il pagamento automatico. Non ci sarebbe più necessità di fare reclami, né ci sarebbe contestazione alcuna.

Migliaia potrebbero essere gli impeghi di questi smart contract. Altro esempio è quello di una autovettura pagata a rate. Tramite un dispositivo collocato nel motore e tramite il pagamento in criptomoneta si potrebbe fare in modo che qualora una rata non venga pagata il motore si blocchi e l’auto divenga di fatto inutilizzata.

Si capirà, pertanto, quale rivoluzione possa portare questo sistema che è più che mai attuale esistendo già delle criptomonete programmate a tale scopo. Volete un esempio? La moneta Ethereum che è la seconda moneta per importanza dopo il BTC è stata programmata proprio per essere usata con gli smart contracts.

Da quanto sopra detto ricaviamo che gli smart contracts definiti da molti anche come “contratti intelligenti” in realtà non sono contratti nel termine giuridico del termine  ma protocolli per computer che facilitano, verificano e fanno rispettare l’esecuzione del contratto. Inutili saranno pertanto le clausole contrattuali che le parti, nella autonomia contrattuale giuridica, pongono al fine di porre tutela ad eventuali scorrettezze di una delle parti. Prima della blockchain era impossibile interagire con il mondo reale sul web senza l’apporto umano. La criptovaluta ha diametralmente cambiato le cose in quanto è possibile la creazione di protocolli con previsione di termini o condizioni facendo in modo che tutto si metta in atto in maniera automatica.

In pratica la sopravvivenza dell’istituto dell’inadempimento e tutto ciò che ne consegue è messa a rischio da questo sistema che trova comunque il suo punto debole nella possibilità che venga commesso un errore di progettazione. In questi casi può sopperire il c.d. fork della criptomoneta che altro non è che un cambiamento nel software di una criptomoneta che comporta la creazione di due versioni separate di blockchain, le quali però condividono la cronologia.

Quando avviene un fork significa che il protocollo della criptomoneta è stato modificato. Si possono distinguere due tipi di fork, conosciuti come soft fork ed hard fork. Entrambe le tipologie possono portare ad un cambiamento radicale del protocollo, ma con una differenza fondamentale: nel soft fork le nuove regole sono compatibili con quelle precedenti lasciando il protocollo valido, mentre nell’hard fork le nuove regole sono incompatibili con quelle del vecchio protocollo.[2]

Facile è intuire quale effetto dirompente può avere questa innovazione nel nostro sistema giuridico.

Verrebbero meno alcuni principi cardine del diritto per come lo conosciamo ora e parleremo ancora di contratto ma molto meno di inadempimento. I Tribunali vedrebbero ridotte le cause aventi oggetto contrattuale e bisognerebbe totalmente cambiare l’aspetto lavorativo di molti studi legali che attualmente svolgono la loro attività nel settore contrattualistico. Anche il Notaio vedrebbe limitata e ridotta la propria attività.

Più che mai questa è la dimostrazione che la crisi economica che l’Italia ha passato dal 2008 ad oggi è stata la manifestazione di un cambiamento di esigenze diverse nel senso che mestieri che una volta esistevano oggi non hanno più ragione di esistere e, diversamente, molti si sono creati dei guadagni inimmaginabili grazie a mestieri che sino a 10 anni fa era improponibile pensare. Si pensi ad esempio al creatore di whatsapp, di facebook, alla vendita sempre più dirompente di info-prodotti ecc.

Ritornando agli smart contracts si sottolinea come tra gli elementi costitutivi di qualsiasi contratto, contenente o meno elementi smart, vi siano le parti che debbono essere sempre identificabili. Facciamo l’esempio di voler inviare in blockchain una offerta di acquisto di un determinato prodotto digitale oppure fare una offerta a chi risolve un mio determinato problema software. Gli elementi essenziali di tale offerta saranno la firma, le unità di conto di criptovalute e probabilmente il tempo di esecuzione.

Se che qualcuno riuscisse a risolvere il mio problema software, in quel determinato momento vi sarebbe automaticamente la transazione della criptomoneta custodita nel mio wallet: in quell’istante le volontà delle parti si incontrano anche se in realtà le stesse non si conoscono. Questa ipotesi non è fantascienza ma è già attuabile ed attuata nella ipotesi del mining. Il mining è il modo utilizzato dal sistema delle criptovalute per emettere e creare monete. La rete memorizza le transazioni all’interno di strutture di dati chiamate “blocchi”. Affinchè un blocco possa essere aggiunto alla catena dei blocchi ovvero all’enorme database pubblico contenente tutte le transazioni in BTC è necessario che un elaboratore lo chiuda trovando un particolare codice che può essere ricercato solo a furia di tentativi. Questa operazione cristallizza il blocco, impedendo qualsiasi modifica futura e chi trova tale codice è ricompensato con una certa quantità di criptomoneta. In pratica si risolve un problema trovando quel determinato codice e si riceve il pagamento.

Il contratto potrà avere una totale automazione e quindi essere totalmente smart oppure lo potrà essere solo parzialmente.

Le parti pertanto concorderanno un determinato accordo composto da elementi essenziali ed elementi accidentali del contratto, trasponendo il tutto in regole di codice proprie degli smart contracts. Se l’accordo venisse implementato in maniera diversa determinando uno sviluppo differente dalle intenzioni iniziali delle parti potrebbe questo essere un motivo per un’azione giudiziaria futura stante poi tutte le problematiche di accertamento di tale modifica del codice nei Tribunali ove il livello di aggiornamento informatico è molto indietro rispetto ai veloci cambiamenti della rete.

Per approfondimento visitate il sito www.bartolininstudiolegale.com

[1] Definizione di Nick Szabo pubblicata in un post del 1994

[2] Affinchè un fork possa considerarsi tale, però, è necessario che una buona parte della community lo accetti, ovvero deve ottenere il consenso.

Il consenso è un tema centrale dell’intera architettura dei Bitcoin e delle monete virtuali, nella quale una operazione viene considerata valida se più della metà dei nodi della struttura la classifica tale. Il consenso è anche uno dei problemi intrinseci del network, che porta ad una delle limitazioni dei Bitcoin.