La periferia come chiave di lettura del presente, luoghi di produzione in cui si formano linguaggi capaci di mettere in crisi il centro e le sue narrazioni dominanti. Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci inaugura questa sera alle 19 la rassegna PERIFERIE. Domande dai margini, un ciclo di cinque appuntamenti curato da Martina Maccianti dedicati alle periferie cittadine, diventate motore di produzione culturale innovativa. Attraverso cinque domande guida, la rassegna esplora la complessità del mondo contemporaneo, sempre più interpretabile tramite una pluralità di codici e forme espressive. È proprio nelle periferie – materiali e simboliche – che questi linguaggi si manifestano in modo più radicale, tra dispositivi di esclusione e pratiche di resistenza che ridefiniscono appartenenze e immaginari collettivi.
Ogni appuntamento, in programma di mercoledì fino a giugno, è costruito come un’esperienza ibrida: si inizia con un momento conviviale al Cargo Bar/Bistrot, accompagnato da una selezione musicale, per proseguire con un dialogo aperto attorno a un libro e concludere con una proiezione al cinema. Un format che rompe la linearità del dibattito, creando uno spazio di frizione tra parola e immagine, in cui il film espande e talvolta destabilizza il testo.
L’incontro di questa sera, dal titolo Periferie, paura, immaginari, ruota attorno alla domanda: chi ha diritto di essere rappresentato come complesso e chi viene ridotto a caricatura? Il talk vede protagonisti Gabriel Seroussi e Fatima El Mouh, a partire dal libro La periferia vi guarda con odio (2025), un’indagine sulla costruzione mediatica del “mostro sociale” e sui meccanismi di criminalizzazione e razzializzazione.
La serata si chiude con la proiezione di “Les Misérables” di Ladj Ly, potente ritratto della banlieue parigina che restituisce la complessità di territori segnati da tensioni e disuguaglianze.
PERIFERIE si propone così come uno spazio di indagine trasversale su temi cruciali – dal razzismo alle sottoculture, dal lavoro invisibile alle ecologie del vivere – restituendo voce a ciò che troppo spesso resta ai margini. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
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