Perinetti e il dolore per la figlia morta di anoressia: “In Italia c’è un vuoto normativo, un padre non può aiutare sua figlia”

Giorgio Perinetti ha scoperto calciatori in giro per l’Italia, è un mito del calciomercato. Ha vissuto, e continua a farlo, mille esperienze nel nome del pallone. Ma il Perinetti che si è raccontato all’Estate del Principe, intervistato da Giacomo Guerrini direttore di TGRegione, colpisce molto più di un retroscena di una trattativa.

Il lato oscuro di Perinetti, ma anche simbolo della sua forza, è racchiuso in una data: il 29 novembre 2023, giorno in cui è morta sua figlia Emanuela. Aveva 34 anni. È morta per una forma acuta di anoressia.

Perinetti ha scelto di scrivere un libro dal titolo “Quello che non ho visto arrivare”. Senza filtri, perché è così che arrivano i messaggi.

“L’anoressia – ha detto – è un problema importante e sottovalutato. È una malattia subdola, colpisce e non la vedi arrivare. Non vedi in tempo utile il disagio, il problema. I segnali sono difficili da cogliere e spesso vengono nascosti dalla persona che è malata”.

“Emanuela – ha raccontato – non aveva problemi in apparenza eppure si è chiusa in questa situazione. C’è un vuoto normativo che entra in gioco: un padre non può aiutare sua figlia a risolvere il problema. Lei è maggiorenne e decide lei. Questo è un problema grosso”.

Negli ultimi giorni di vita di Emanuela è stato importante il supporto delle persone a lei più strette e anche dell’Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso (Aidap). Accanto a Perinetti c’era Chiara Celentano, colonna di Aidap.

“L’anoressia è un problema sottovalutato, spesso un disturbo alimentare non si vede – ha spiegato Celentano -. L’ideale di magrezza è interiorizzato da secoli nel sesso femminile, gli ultimi dati però ci dicono che questo fenomeno si sta diffondendo anche tra gli uomini. Invade il corpo e la mente. È un fenomeno in continuo aumento, in particolare dal Covid: ci sono anche bambini di 8-9 anni coinvolti, è terribile”.

Leggere il libro di Perinetti serve. Può aiutare. “Sì – ha concluso Perinetti -. Credo che serva parlarne. Questo mondo è coperto da un senso di disagio, timore. E invece bisogna aprirsi”.

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