La Toscana rafforza le misure contro la peste suina africana. Dopo il peggioramento della situazione, con casi che nelle ultime settimane hanno interessato non solo i cinghiali selvatici ma anche alcuni allevamenti di suini domestici, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha deciso di nominare un commissario straordinario per coordinare le attività di monitoraggio, contenimento ed eradicazione della malattia.
«Ho deciso di provvedere a questa nomina – spiega il presidente Giani – perché l’attuale situazione, considerato il numero dei casi e la tipologia, necessita di un’attenzione specifica per monitorare la diffusione della malattia e coordinare gli interventi per eradicarla e proteggere settori importanti della nostra economia».
L’incarico è stato affidato a Giorgio Briganti, medico veterinario dell’Asl Toscana Sud Est e direttore del Dipartimento di Prevenzione territoriale. Contestualmente è stata istituita una cabina di regia regionale che riunisce i funzionari della Regione competenti in materia di fauna selvatica, sanità veterinaria, produzioni zootecniche, attività faunistico-venatorie, forestazione e agroambiente, insieme ai direttori dei servizi veterinari delle Asl e ai rappresentanti dei Consorzi di tutela della Carne di Cinta Senese Dop, della Finocchiona Igp, del Prosciutto Dop e dell’Associazione regionale allevatori della Toscana.
La peste suina africana è presente in Toscana tra i cinghiali dal luglio 2024. Fino a poche settimane fa i territori interessati erano limitati alla Lunigiana e alla Garfagnana, ma nell’ultimo mese il quadro epidemiologico si è aggravato. Il virus è stato infatti riscontrato anche in alcuni cinghiali nel comune di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, segnando un’estensione dell’area interessata dalla malattia.
Ancora più significativa è la comparsa dei primi casi nei suini domestici. Il primo focolaio è stato registrato a fine giugno in un piccolo allevamento di Comano, in provincia di Massa Carrara, dove sono stati coinvolti quindici animali. La scorsa settimana un secondo caso è stato accertato in un allevamento di San Marcello Piteglio che ospitava circa cento suini di Cinta Senese. Tutti gli animali sono stati abbattuti, così come altri cento capi presenti in un allevamento di Sambuca, ritenuto epidemiologicamente collegato al precedente.
Tutti gli interventi sono stati adottati in accordo con il Commissario nazionale per la peste suina africana e con l’Unità di crisi nazionale convocata dal Ministero, con l’obiettivo di contenere rapidamente la diffusione del virus e tutelare il patrimonio zootecnico regionale.
La Regione ricorda infine che non esistono rischi per la salute delle persone. La peste suina africana non è una zoonosi e non si trasmette all’uomo, ma colpisce esclusivamente i suini domestici e i cinghiali. Proprio per questo resta alta l’attenzione delle istituzioni, chiamate a proteggere un comparto strategico per l’economia agricola toscana.



