La Cinta Senese rischia di scomparire a causa dell’emergenza legata alla peste suina africana. A lanciare l’allarme è il Consorzio di tutela della Cinta Senese Dop, che rilancia il progetto di conservazione della razza sull’isola di Pianosa, in provincia di Livorno.
Secondo il Consorzio, il trasferimento di un nucleo selezionato di riproduttori negli spazi dell’ex struttura carceraria dell’isola rappresenterebbe una delle poche soluzioni concrete oggi disponibili per mettere al sicuro la razza autoctona toscana e preservarne il patrimonio genetico.
La Cinta Senese è considerata un simbolo della biodiversità zootecnica regionale, ma la diffusione della peste suina africana sta aumentando le preoccupazioni degli allevatori. Il rischio, secondo il Consorzio, è che l’emergenza sanitaria comprometta il lavoro di selezione e recupero portato avanti negli ultimi decenni e renda sempre più difficile la sopravvivenza degli allevamenti.
Il progetto Pianosa prevede il trasferimento di un piccolo nucleo di animali riproduttori, composto indicativamente da nove scrofe e due verri, all’interno di un’area completamente confinata della struttura carceraria presente sull’isola.
L’idea è quella di creare un ambiente fortemente protetto dal punto di vista sanitario, attraverso un sistema di doppie recinzioni e protocolli particolarmente rigidi per l’ingresso e l’uscita di persone e mezzi.
A queste misure si aggiungerebbero sistemi di biosicurezza rafforzata, sottoposti a verifiche da parte dell’Azienda sanitaria locale secondo i protocolli europei ClassyFarm.
Proprio l’isolamento geografico di Pianosa e la possibilità di limitare al minimo la movimentazione di animali e persone rappresenterebbero, secondo il Consorzio, le condizioni ideali per proteggere la Cinta Senese dal rischio sanitario.
L’obiettivo sarebbe quello di creare una sorta di nucleo di conservazione della razza, senza interferire con l’equilibrio naturale dell’isola.
Ma per il Consorzio la tutela della Cinta Senese non può fermarsi al progetto di Pianosa. Un altro punto considerato fondamentale è la rapida istituzione di centri genetici dedicati, nei quali creare nuclei di riproduttori protetti dal rischio sanitario.
Queste strutture potrebbero garantire una riserva genetica della razza e permettere di mantenere la continuità della Cinta Senese anche nel caso in cui nuovi focolai epidemici dovessero colpire gli allevamenti.
Sul fronte della prevenzione, il Consorzio chiede inoltre interventi più incisivi sulla popolazione dei cinghiali nelle cosiddette aree Cev, considerate zone di controllo nelle quali si concentra il rischio di diffusione del virus verso il Centro Italia.
Per gli allevatori, infatti, la questione non riguarda soltanto la sopravvivenza della razza, ma anche la possibilità di continuare a svolgere la propria attività.
“Mettere in salvo la razza non basta se non mettiamo in salvo anche chi la alleva”, sottolinea Niccolò Savigni, presidente del Consorzio di tutela della Cinta Senese Dop.
Secondo Savigni, l’inasprimento delle norme e sistemi di risarcimento che non tengono sufficientemente conto del valore degli animali rischiano di mettere in difficoltà gli allevamenti ancora prima che un eventuale contagio li colpisca.
Da qui la richiesta di considerare il progetto Pianosa e la creazione dei centri genetici come parti di una stessa strategia. Da una parte la necessità di proteggere il patrimonio genetico della Cinta Senese, dall’altra quella di garantire un futuro agli allevatori che hanno investito nella conservazione e nella valorizzazione di questa razza storicamente legata alla Toscana.



