Peste Suina Africana, nel Senese si rafforza la prevenzione

La provincia di Siena non registra al momento focolai di Peste Suina Africana e resta quindi classificata come “Zona Bianca”, ma proprio l’assenza di emergenze in corso spinge le istituzioni a rafforzare la prevenzione. La Provincia ha riunito oggi ad un tavolo il Commissario straordinario regionale per la PSA Giorgio Briganti, i tecnici della Regione, i sindaci del territorio, Anci Toscana, Polizia Provinciale, Gruppo Operativo Territoriale e rappresentanti degli Ambiti Territoriali di Caccia per definire strumenti, procedure e modalità di coordinamento da utilizzare sia nella gestione ordinaria sia nel caso in cui il virus dovesse arrivare nel territorio senese.

L’incontro, promosso dalla presidente Agnese Carletti, nasce quindi dalla volontà di non attendere l’eventuale emergenza per organizzare la risposta, ma di mettere a punto già ora un sistema capillare per il monitoraggio, la gestione della fauna selvatica, il recupero delle carcasse e la tutela del comparto agricolo e zootecnico. “Come Provincia, prima in Toscana, abbiamo voluto questo vertice per fare squadra” ha spiegato Carletti, che ha indicato nel coordinamento tra Comuni, ASL, cacciatori e istituzioni regionali uno degli elementi centrali della strategia.

La gestione della PSA richiede infatti un lavoro coordinato tra istituzioni, servizi veterinari, Comuni e mondo venatorio. In questo quadro il GOT, operativo da oltre due anni, rappresenta uno degli strumenti attraverso cui la Provincia porta avanti il confronto permanente sulla gestione del territorio. La PSA è un virus particolarmente resistente e difficile da contenere e i numeri restituiscono la dimensione della situazione a livello nazionale e regionale: in Italia sono 2.924 i casi positivi accertati dal 2024, mentre in Toscana i cinghiali risultati positivi sono 802 dal 2024 a oggi.

La gestione del cinghiale

Uno dei principali strumenti di prevenzione resta il contenimento della popolazione di cinghiali. Nel territorio senese sono stati abbattuti oltre 10mila capi nell’arco di un anno, un dato che colloca la provincia tra le realtà più attive a livello regionale.

Il mantenimento di questi livelli di depopolamento deve però fare i conti anche con il ricambio generazionale del mondo venatorio. Sono circa 3.500 i cacciatori iscritti alle squadre, con un’età media compresa tra 67 e 68 anni, mentre gli operatori abilitati come bioregolatori sono circa mille. La formazione viene quindi indicata come uno degli elementi su cui continuare a investire per garantire nel tempo la capacità di intervento.

Accanto agli abbattimenti, il vertice ha posto l’attenzione sulla gestione della selvaggina e sulla possibilità di strutturare una filiera controllata. Gli ATC 3 Siena Nord e 8 Siena Sud dispongono già di nove centri di raccolta della selvaggina e di un centro di eviscerazione a Buonconvento. La Provincia punta ora a completare la mappatura delle strutture e a individuare ulteriori centri di eviscerazione in grado di servire i diversi punti di raccolta.

La prospettiva è anche quella di trasformare la gestione dei cinghiali in una filiera economica strutturata. Con una stima di oltre 15mila capi, l’obiettivo è garantire alla carne di selvaggina tracciabilità sanitaria e, allo stesso tempo, un maggiore valore economico e gastronomico.

Un piano pronto in caso di emergenza

Nel corso dell’incontro è stato definito anche il quadro delle misure preventive da attivare in caso di allerta. Su richiesta dei Comuni, la Provincia assumerà un ruolo di coordinamento istituzionale e individuerà un responsabile dedicato ai rapporti con le amministrazioni per l’attuazione del piano e il coordinamento degli eventuali strumenti di ordinanza.

Tra gli interventi previsti ci sono moduli scarrabili refrigerati e attrezzature per lo stoccaggio e il recupero delle carcasse, il supporto dei veterinari ufficiali della ASL per controlli e campionamenti e l’installazione di cartellonistica informativa nelle aree boschive e lungo le principali vie di accesso.

È prevista inoltre la formazione di personale locale incaricato della rimozione, del trasporto e del conferimento in sicurezza delle carcasse eventualmente rinvenute nei centri abitati o lungo la rete stradale.

La PSA non è una zoonosi e quindi non è trasmissibile all’uomo e non rappresenta un rischio per la salute umana. Il rischio riguarda invece i suini domestici e selvatici e, di conseguenza, le attività agricole, zootecniche e le economie legate al comparto. Per questo sarà rafforzata anche l’attività di informazione rivolta a escursionisti, cacciatori e operatori agricoli e forestali: chi entra in un’area boschiva o rurale può infatti diventare, anche inconsapevolmente, un vettore passivo del virus.
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