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Peste suina in Toscana, casi triplicati in tre mesi

Cresce l’emergenza legata alla diffusione della Psa tra i cinghiali. Dai 88 casi registrati a novembre si è passati a 268. Critiche alla burocrazia e alla gestione degli abbattimenti.

L’emergenza peste suina africana in Toscana continua ad aggravarsi e i numeri parlano chiaro. In appena tre mesi i casi accertati di cinghiali positivi al virus sono triplicati, passando da 88 a 268 esemplari infetti. A denunciare la situazione è Coldiretti Lucca, che torna a chiedere interventi più rapidi ed efficaci per contenere un fenomeno ormai fuori controllo.
Secondo l’associazione agricola, i dati attuali dimostrano come le misure adottate finora non siano state sufficienti. Dal 6 novembre scorso, data della grande protesta organizzata in piazza del Giglio a Lucca con centinaia di allevatori e agricoltori provenienti da tutta la regione, la situazione è progressivamente peggiorata.
Oggi sono 44 i comuni toscani inseriti nelle zone di restrizione previste dal piano nazionale di emergenza sanitaria. Le aree interessate riguardano principalmente le province di Massa Carrara, Lucca e Pistoia. Un territorio molto ampio, all’interno del quale – denuncia Coldiretti – le operazioni di contenimento e depopolamento dei cinghiali procedono con lentezza e difficoltà.
Le conseguenze ricadono direttamente sulle aziende agricole e sugli agriturismi, già messi a dura prova dai danni provocati dalla fauna selvatica. “Le attività di abbattimento stanno avvenendo a rilento – sottolinea l’organizzazione – e questo sta mettendo in ginocchio interi comparti produttivi”.
Nel mirino finiscono soprattutto la burocrazia e il mancato coordinamento tra i diversi enti coinvolti nella gestione dell’emergenza: Regione Toscana, Aziende sanitarie locali, Province e Ambiti territoriali di caccia. Secondo Coldiretti, proprio questa frammentazione decisionale sta rallentando l’applicazione concreta delle ordinanze commissariali previste a livello nazionale.
Da oltre due anni allevatori e agricoltori sono costretti a convivere con pesanti limitazioni. Nei comuni inseriti nelle zone di restrizione vigono rigide norme sanitarie per la gestione degli allevamenti e per la movimentazione dei suini domestici. A queste si aggiungono vincoli alle attività all’aria aperta e all’accesso alle aree boschive, con ricadute negative anche sul turismo rurale.
Il malcontento nelle zone più colpite è sempre più forte. “Il clima di esasperazione è palpabile – afferma Coldiretti – e il numero dei cinghiali è ormai fuori controllo”. Per questo l’associazione annuncia nuove iniziative di protesta e conferma lo stato di mobilitazione permanente, chiedendo risposte immediate e concrete per fermare la diffusione della peste suina africana.


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