Pesticidi e sostanze chimiche in agricoltura: rischi, danni e possibili alternative

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(di Giacomo Bernardi) – La coltivazione di una sola specie di piante in una determinata zona, detta monocoltura, sempre più comune in Toscana, e l’omologazione delle varietà di piante destinate alla coltivazione hanno reso più vulnerabile l’ecosistema delle zone coltivate e, di conseguenza, i pesticidi e la chimica hanno assunto un ruolo fondamentale e a tratti insostituibile nella nostra agricoltura.

Per pesticidi si intendono quelle sostanze chimiche utilizzate per allontanare, prevenire o uccidere un insetto, un fungo, un’erbaccia ecc. Fra le diverse categorie di pesticidi, i più comunemente utilizzati sono i disinfettanti, gli insetticidi, i fungicidi, i diserbanti, i repellenti e gli erbicidi. L’uso della chimica garantisce ai produttori una migliore qualità commerciale dei prodotti e soprattutto una produzione senza perdite.

D’altro canto è giusto rammentare che i pesticidi rimangono sostanze velenose non solo per le colture e l’ambiente, ma di conseguenza anche per l’uomo. Tutte le sostanze chimiche devono necessariamente essere autorizzate per legge prima dell’immissione in commercio e l’agricoltore deve attenersi ad alcune regole e restrizioni per poterne usufruire, come per esempio il tempo di sospensione, cioè il lasso di tempo che deve intercorrere tra il trattamento chimico ed il raccolto, così da tutelare il consumatore finale.

Nonostante rigide regole e precauzioni, il rischio nell’uso dei pesticidi rimane molto elevato. In caso di incidenti diretti alle persone che ne fanno uso, si parla di tossicià acuta. In questa circostanza l’inalazione e il contatto diretto con le sostanze chimiche può provocare disturbi immediati che si manifestano entro poche ore dall’esposizione. I sintomi possono essere più o meno gravi, vanno dalla semplice irritazione alla pelle ai problemi respiratori. Si parla di tossicità a lungo termine invece per chi assume inconsapevolmente residui di pesticidi spesso presenti nei cibi, riguardo alle conseguenze, non immediate ma comunque molto pericolose, si sa ancora poco.

Secondo l’EPA (agenzia per la protezione ambientale), alcuni pesticidi di uso comune come il Parathion, il Benomyl ed il Dimethoate oltre ad inquinare e danneggiare l’ambiente, possono risultare addirittura cancerogeni per l’uomo. La ricerca di alternative ai pesticidi è infatti in continua evoluzione. L’agricoltura biologica, per esempio, provvede alla difesa delle colture innanzitutto in via preventiva, selezionando cioè specie resistenti alle malattie e successivamente intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate. In questo tipo di agricoltura, ancora troppo poco comune, si utilizzano fertilizzanti naturali come il letame opportunamente compostato ed incorporazioni nel terreno di piante appositamente seminate, come senape o trifoglio.

L’ambizione a ridurre drasticamente o eliminare l’uso dei pesticidi in agricoltura pare tuttavia estremamente debole o inefficace.

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