Una doccia fredda, di quelle che lasciano l’amaro in bocca a un’intera comunità. L’iter per l’intitolazione di una porzione di piazzale Montello a Igor Protti, l’eterno numero 10 e capitano del Livorno Calcio scomparso di recente, subisce una brusca e inattesa battuta d’arresto. Con una lettera ufficiale indirizzata al sindaco Luca Salvetti, il prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi ha stoppato la pratica, riservandosi di rivalutarla solo a fronte di integrazioni documentali ben più rigide, bloccando così un’iniziativa che nei giorni scorsi era riuscita nell’impresa più unica che rara di unire all’unanimità l’intero Consiglio comunale.
La frenata della Prefettura si sviluppa su due binari distinti: uno puramente formale e uno di merito, legato alla legge ordinaria che regola l’intitolazione di vie e piazze a persone decedute da meno di dieci anni.
Dal punto di vista formale, la Prefettura rileva che la richiesta di deroga è giunta dagli uffici tecnici comunali e non direttamente dalle massime cariche dell’amministrazione (il sindaco o il segretario generale). Nel merito, invece, il prefetto chiede al Comune di produrre una relazione integrativa che contenga una: “motivazione particolarmente rigorosa e documentata, idonea a dimostrare le ragioni di interesse pubblico che giustificano l’anticipazione rispetto alla disciplina ordinaria”.
In sostanza, per concedere la deroga prima che siano trascorsi i canonici dieci anni dalla morte, lo Stato pretende che vengano messi nero su bianco “elementi oggettivi e concretamente verificabili” che dimostrino l’impegno sociale, civile, culturale o di interesse pubblico di Protti verso Livorno, specificando attività che siano “ulteriori e distinte rispetto ai meriti conseguiti nell’attività sportiva”.
Indubbiamente le motivazioni del Prefetto sono più che fondate ma fa sorridere pensare di dover fornire una motivazione rigorosa del perché di questa intitolazione quando appena qualche settimana fa più di 10mila persone si sono riunite per salutare un’ultima volta il loro eroe. Spetterà adesso a Palazzo Civico rimettere mano alle carte, sanare il vizio di firma e redigere il documento richiesto dal prefetto per dimostrare l’immensa statura civica, e non solo sportiva, del suo “10 per sempre”.



