Piombino: Magona va a Trasteel, ma è scontro su JSW

Quella di ieri è stata una giornata cruciale e dai risvolti diametralmente opposti per il futuro della siderurgia toscana. Presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) si sono infatti conclusi i tavoli istituzionali dedicati alle due grandi vertenze di Piombino: Liberty Magona e JSW.

Se per la prima si apre finalmente uno spiraglio concreto che accende le speranze dei lavoratori, sul fronte JSW la distanza tra sindacati e azienda resta incolmabile, congelando di fatto la firma dell’accordo di programma in assenza di tutele reali per il personale.

La notizia più positiva riguarda gli oltre 500 dipendenti dello storico stabilimento della Magona. Il Mimit ha ufficializzato l’avvio della trattativa in esclusiva per la cessione del sito industriale a Trasteel, player internazionale che potrebbe garantire il tanto atteso rilancio produttivo.

Il coordinatore nazionale del settore siderurgia per la Fiom-Cgil, Loris Scarpa, ha espresso ottimismo pur mantenendo alta la guardia.

“Finalmente per gli oltre 500 lavoratori si apre una nuova prospettiva – ha spiegato Scarpa -. Si avvia infatti la trattativa per la cessione a Trasteel, una nuova realtà che può rappresentare una concreta possibilità di rilancio industriale e produttivo per l’azienda. Nelle prossime ore ci confronteremo con le parti coinvolte per definire le condizioni del passaggio, a partire dalla piena salvaguardia occupazionale di tutti i lavoratori e delle lavoratrici e dalla tutela delle condizioni economiche e normative”.

Di segno completamente opposto, invece, l’esito del tavolo sulla vertenza JSW. Il confronto al Ministero è stato descritto come particolarmente duro. Al centro della contesa c’è la bozza dell’Accordo di Programma, giudicata irricevibile dai sindacalisti poiché esonerebbe il gruppo indiano guidato da Sajjan Jindal dalle responsabilità occupazionali a partire dal 1° gennaio 2027.

“E’ inaccettabile il comportamento tenuto dall’azienda dal 2018 a oggi – ha attaccato ancora Scarpa -. A fronte degli impegni assunti non si sono registrati investimenti adeguati, né un piano industriale credibile. Questa situazione ha prodotto anni di incertezza, scaricando sui lavoratori le conseguenze di scelte mai compiute”.


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