E’ una dinamica imprenditoriale positiva quella pisana (+0.6%) trainata dai servizi e dai visitatori stranieri. Confcommercio però lancia l’allarme per i negozi di vicinato e gli ambulanti: persa una struttura su dieci dal 2019.
La provincia di Pisa ha chiuso il 2025 con una dinamica imprenditoriale dal segno positivo. Al 31 dicembre si contavano 41.002 imprese iscritte, grazie a un saldo tra aperture (2.321) e chiusure (2.079) pari a +242 unità.
Il vero motore dell’economia locale si conferma il comparto dei servizi, capace di generare il 71% del valore aggiunto dell’intera provincia, per un valore di 10.555 milioni di euro a prezzi correnti.
“I dati del 2025 ci mostrano un’economia pisana resiliente, con il settore dei servizi che si conferma assolutamente trainante e una dinamica imprenditoriale complessivamente positiva” ha infatti commentato il direttore generale di Confcommercio Pisa, Federico Pieragnoli.
Se il turismo sorride, il commercio al dettaglio invece sta vivendo una fase drammatica. Tra il 2019 e il 2025, il territorio provinciale ha perso circa 1.250 strutture tra negozi al dettaglio e pubblici esercizi. Si tratta di una riduzione del 10% del tessuto commerciale, un crollo più accentuato rispetto alla media toscana (-8%) che equivale alla scomparsa di quasi 200 attività ogni anno. Nell’ultimo anno il commercio al dettaglio ha perso altre 111 unità (-1.1%).
Il settore alimentare per esempio ha registrato una contrazione del 19% rispetto al 2019. Oggi resistono circa 602 attività (specializzate in carne, pane, tabacchi e generi vari), ma le botteghe tradizionali registrano crolli verticali nel medio periodo. A risentire di più è stato il comparto frutta e verdura che ha perso circa il 43% rispetto al periodo pre-pandemico.
Il comparto non alimentare ha perso invece ben 650 attività in cinque anni (-34%). Ancor più drammatico il bilancio del commercio ambulante, che ha visto sparire quasi 650 attività in sei anni (-34% dal 2019 e -75 unità solo nel 2025), scivolando pericolosamente sotto la quota delle 1.400 imprese attive.
“Questi numeri richiedono un’attenta analisi – ha sottolineato Pieragnoli – e l’implementazione di concrete politiche di sostegno mirate a difendere e promuovere il commercio al dettaglio, un settore vitale per la vivibilità delle nostre città”.
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