Il primo passo è una dichiarazione di intenti, ma anche una presa di responsabilità. Leonardo Gabbanini si presenta così al Pisa, scegliendo parole che tengono insieme ambizione e realismo. «Pisa rappresenta per me una tappa molto importante – spiega il nuovo direttore sportivo nerazzurro in un’intervista diffusa dai canali del club – e penso che si possa fare molto bene, altrimenti non sarei venuto».
L’incarico arriva in un momento delicato, con la squadra alle prese con risultati complicati, ma Gabbanini non si sottrae al peso della scelta. Anzi, lo rivendica. «Per me è una possibilità di mettere a frutto il lavoro fatto fino ad oggi, anche a livello internazionale», aggiunge, sottolineando come le esperienze all’estero non siano un marchio di superiorità, ma «un modo per confrontarsi con situazioni diverse» e ampliare il proprio bagaglio.
È proprio su questo terreno che si innesta la decisione del club di affidargli le redini dell’area tecnica. Una scelta che lo stesso dirigente definisce «audace», soprattutto per il timing. «Sono qui per mettere a frutto ciò che ho imparato – spiega – ed è per questo che ho condiviso questa decisione, ben sapendo che se sarà retrocessione, sarò io a retrocedere». Parole che chiariscono subito il perimetro della responsabilità, ma anche l’orizzonte: prendersi il tempo necessario per conoscere a fondo la realtà pisana prima di intervenire.
Un approccio che, come lo stesso Gabbanini evidenzia, resta ancora poco diffuso in Italia, mentre è più radicato nei modelli anglosassoni, dove la costruzione passa da un’analisi più ampia e meno legata all’immediato.Nonostante le difficoltà attuali, il dirigente vede però un percorso che non si interrompe.
«Il Pisa non arresta la sua crescita – assicura – e questo è un aspetto che ho percepito chiaramente fin dai primi colloqui». L’ambizione resta, anche in un momento in cui i risultati non accompagnano.Da toscano, Gabbanini dice di conoscere bene il clima che si respira intorno alla squadra. «So quanto soffrono i tifosi in questo momento», conclude.
Una frase che chiude il cerchio: dalla prospettiva personale alla dimensione collettiva, passando per una stagione da gestire con «serietà e professionalità». Perché, al netto delle dichiarazioni, il banco di prova sarà tutto lì.




