Abbatte le barriere logistiche del regime carcerario e garantisce il diritto fondamentale alla salute attraverso la tecnologia. Presso la Casa circondariale “Don Bosco” di Pisa ha preso ufficialmente il via un progetto pilota innovativo che introduce il sistema di monitoraggio glicemico in continuo (CGM) per i detenuti affetti da diabete.
L’iniziativa è nata sotto il segno della solidarietà grazie a una donazione del Rotary Club Pisa San Rossore, rappresentato dal presidente Maurizio Sbrana e dal tesoriere Andrea Palla.
Il progetto vede la stretta collaborazione tra le istituzioni penitenziarie e l’Azienda Usl Toscana nord ovest, ponendosi come un modello di inclusione e sanità avanzata in un contesto strutturalmente complesso.
Il sistema introdotto si basa su appositi sensori sottocutanei applicati al paziente che rilevano costantemente, minuto dopo minuto, i livelli di glucosio nel sangue. I vantaggi clinici e logistici all’interno di una struttura penitenziaria sono molteplici, questa nuova metodologia permette infatti di ridurre drasticamente il rischio di crisi acute, sia di ipoglicemia (glicemia troppo bassa) che di iperglicemia (glicemia troppo alta); evita la necessità di continui trasferimenti protetti dei detenuti verso i presidi ospedalieri esterni; permette al paziente stesso di comprendere in tempo reale l’impatto dell’alimentazione e dell’attività fisica sulle proprie oscillazioni glicemiche.
Il progetto si inserisce nel più ampio piano di gestione delle cronicità che la Usl Toscana nord ovest dedica alle fasce di popolazione più vulnerabili. Come confermato dalla direttrice della Sanità Penitenziaria, Lisa Perugino, l’attivazione del servizio consolida il “principio di equivalenza delle cure tra popolazione detenuta e collettività”.
A chiosare sull’alto valore etico dell’operazione è la direttrice generale dell’Azienda sanitaria, Maria Letizia Casani: “Assicurare equità di accesso alle cure significa garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dal contesto in cui si trovano, la possibilità di ricevere risposte sanitarie di qualità. Anche all’interno degli istituti penitenziari il diritto alla salute deve essere pienamente tutelato. Questo è un beneficio concreto per le persone e una misura essenziale di civiltà”.
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