Pisa, pioggia di denunce e sanzioni per i cortei pro-Palestina

Notificata la conclusione delle indagini per 54 persone per le mobilitazioni dello scorso anno. Multe da migliaia di euro per il blocco del treno di armi del 12 marzo. Colpiti studenti, ricercatori, mamme, operai e consiglieri comunali. Sabato la risposta in piazza.

La rete studentesca, costituitasi nel 2025 proprio con l’obiettivo di sostenere la Palestina, ha indetto un incontro pubblico nella tarda mattinata di oggi, giovedì 4 giugno, in piazza XX Settembre per fare il punto sulla situazione.

Il bilancio dei provvedimenti emessi dalla Questura di Pisa è pesante. Ammonta infatti a 54 il numero delle persone a cui è stata notificata la conclusione delle indagini preliminari. Sono invece decine le sanzioni amministrative recapitate ai manifestanti che il 12 marzo scorso presero parte al blocco del treno carico di armi presso la stazione ferroviaria di Pisa.

“Chi sono i soggetti colpiti? Ci sono dentro studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei d’eccellenza della città – ha dichiarato il gruppo studentesco -. Ma insieme a loro ci sono lavoratrici della sanità, delle pulizie, dei servizi e del turismo, mamme che manifestavano con i propri figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati e persino consiglieri comunali”.

Secondo la rete, l’inchiesta giudiziaria della Questura starebbe tentando di unificare in un unico filone di “criminalizzazione” episodi profondamente diversificati per tempi, modalità e protagonisti. Tra le azioni finite nel mirino degli inquirenti figurano l’interruzione di una lezione universitaria sulla Palestina, l’occupazione del Rettorato, i blocchi dei binari durante le giornate denominate “Blocchiamo tutto”.

Neppure il rettore dell’Università di Pisa è stato risparmiato, dal momento che avendo sporto denuncia contro “ignoti” per le proteste studentesche, avrebbe “aperto le porte dell’ateneo alla polizia, venendo meno al suo ruolo”.
Nonostante la pioggia di denunce e sanzioni economiche, la rete studentesca ha dichiarato di voler arretrare.
“La risposta migliore è rendere sconveniente la complicità con il genocidio e la corsa al riarmo – hanno concluso – moltiplicando le iniziative e interferendo ancora con la logistica del profitto bellico”.


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