Il ponte Caterina e Nadia Nencioni, dedicato alle due vittime più giovani della strage dei Georgofili, è stato inaugurato sabato a Firenze. L’opera, tuttavia, ha già acceso un dibattito pubblico che coinvolge cittadini, associazioni e forze politiche, con osservazioni che riguardano in particolare alcune caratteristiche progettuali del nuovo attraversamento.
Tra le principali critiche emerse c’è quella relativa alla pendenza del ponte, ritenuta da alcuni eccessiva. Un rilievo che l’assessore alla Mobilità Andrea Giorgio respinge con decisione. Secondo l’assessore, infatti, il ponte è stato progettato nel rispetto delle più recenti normative idrauliche e rappresenta l’unico attraversamento cittadino conforme ai nuovi criteri di sicurezza.
“Questo è l’unico ponte della città che rispetta la normativa idraulica recente: in caso di piena non ostruisce il fiume ma lo fa defluire. Siccome ci sono tutta una serie di altri attraversamenti anche vicini, il fatto che abbia una pendenza leggermente più marcata rispetto a quella prevista è una cosa assolutamente normale, autorizzata e gestibile”, ha spiegato Giorgio.
Le polemiche non si limitano però all’inclinazione della struttura. Dmitrij Palagi, consigliere di Sinistra Progetto Comune, evidenzia infatti criticità legate alla mobilità ciclabile e pedonale. Secondo Palagi, il nuovo ponte non dispone di piste ciclabili dedicate, ma di percorsi ciclopedonali promiscui, dove biciclette e pedoni condividono lo stesso spazio.
Una scelta che, secondo l’esponente politico, potrebbe generare problemi concreti nella vita quotidiana di chi utilizza il ponte per spostarsi tra i quartieri collegati. “Il ponte non ha piste ciclabili dedicate, bensì percorsi ciclopedonali promiscui. Una scelta che produce conflitti reali, soprattutto in presenza di pendenza: chi scende in bici acquista velocità in modo silenzioso, spesso non prevedibile da chi cammina o si ferma”, sottolinea Palagi.
L’inaugurazione del ponte Caterina e Nadia Nencioni, nato per migliorare i collegamenti urbani e ricordare una delle pagine più dolorose della storia recente di Firenze, si accompagna quindi a un confronto sulle modalità di utilizzo dell’infrastruttura e sul suo impatto sulla sicurezza e sulla convivenza tra pedoni e ciclisti.




