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Prato, inchiesta corruzione: chiuse indagini su Bugetti

La Dda della Procura di Firenze ha chiuso le indagini sull’ex sindaco di Prato Ilaria Bugetti (Pd). Con lei, nell’inchiesta-terremoto per corruzione che, nel giugno scorso, ha portato alle sue dimissioni, resta l’imprenditore e ‘sponsor’ Riccardo Matteini Bresci, il cui tentativo di patteggiare la pena per questi fatti è stato respinto dal giudice. E c’è anche il presidente del Consorzio Progetto Acqua Alessio Bitozzi che, secondo i pubblici ministeri Lorenzo Gestri, Antonino Nastasi e Lorenzo Boscagli, nel periodo di detenzione di Matteini Bresci (finito ai domiciliari nel 2024 nella prima fase dell’indagine per corruzione, collegata a rapporti tra imprenditoria locale e cinesi) avrebbe svolto ‘un’attività di intermediazione’ tra gli interessi dell’imprenditore della Colle e gli uffici del Comune di Prato per ottenere la concessione dell’ex Memorino, vecchio campo da rugby che, nella prospettiva degli industriali avrebbe dovuto ospitare i rifiuti derivanti dalla realizzazione della fognatura industriale. Fognatura che avrebbe permesso ad alcune imprese, tra cui quella di Matteini Bresci, di dribblare l’installazione di depuratori richiesti invece dall’Arpat. La notizia è riportata oggi da La Nazione. Rispetto a quanto era noto sinora, è stato raggiunto da un avviso di garanzia anche Enrico Claudio Cini, amministratore della ‘Broker Techno’, srl della galassia Matteini Bresci presso cui è stata assunta part time (dal 2016 al 2024) l’ex sindaca. Nel periodo del Covid, Bugetti (all’epoca consigliera regionale sempre nelle file del Pd) avrebbe fruito della cassa integrazione dell’Inps per due mesi, 345 euro in totale. In questo caso, l’ipotesi contestata, è la truffa. Il fulcro dell’impianto accusatorio, incardinato sul rapporto definito ‘patologico’ tra Bugetti e Matteini Bresci, è rimasto sostanzialmente quello che si concretizzò meno di un anno fa nella richiesta di arresti domiciliari nei confronti dell’allora sindaca. Richiesta che non venne assecondata dal gip probabilmente perché nel frattempo la sindaca Dem si dimise dal suo ruolo, aprendo la strada al commissariamento del municipio laniero. Bugetti, nei suoi mandati, secondo l’accusa, sarebbe stata a disposizione del patron della Colle che in quasi duecento conversazioni depositate a sostegno dell’accusa, veniva da lui definita “un mio attrezzo, una mia creatura”. I quattro indagati possono ora depositare memorie difensive o chiedere di essere interrogati prima della più che probabile richiesta di rinvio a giudizio. Singolare la posizione di Matteini Bresci che, dopo una prima condanna a due anni e due mesi, aveva concordato con i magistrati una pena ulteriore di cinque mesi con cui avrebbe evitato il secondo processo. Il ‘no’ del giudice ha congelato questa strada, almeno per ora.


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