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Prato, sfruttamento in laboratorio tessile: un arresto

Blitz delle forze dell’ordine in un laboratorio tessile a Prato, dove sono stati scoperti dieci lavoratori irregolari e accertate condizioni di sfruttamento. La titolare, un’imprenditrice cinese, è stata arrestata in flagranza di reato, mentre l’azienda è stata posta sotto sequestro preventivo. Il controllo, informa la Procura di Prato, è scattato la sera di mercoledì 22 aprile in via Palestro 6, sede della ditta Confezione Zhao di Zhao Xiaowu, attiva nella produzione in serie di capi di abbigliamento.

Gli investigatori, insospettiti dal rumore dei macchinari in funzione nonostante il portone chiuso, hanno documentato con una body-cam la titolare mentre ordinava ai lavoratori di nascondersi. Solo in un secondo momento la donna ha aperto ai militari. All’interno del capannone sono stati trovati 13 lavoratori, tutti di nazionalità cinese, tra i 20 e i 60 anni: tre regolarmente assunti e dieci senza permesso di soggiorno, nascosti tra bagni, cucine, sotto cumuli di tessuti e tavoli da lavoro.

Gli accertamenti successivi hanno confermato la loro posizione irregolare sul territorio nazionale. Dalle indagini sarebbe emerso un quadro di sfruttamento: turni dalle 8 alle 22, dal lunedì al sabato, per circa 14 ore al giorno, con pause minime. La paga, tra 800 e 900 euro mensili, era calcolata a cottimo — circa 60 centesimi a capo — e in parte corrisposta in contanti. Nessuna copertura per ferie o malattia, retribuzioni difformi dai contratti collettivi e un sistema di registrazione delle prestazioni annotato su un quaderno dalla titolare. Gravi anche le violazioni in materia di sicurezza: nessuna visita medica, assenza di formazione sui rischi, dispositivi di protezione praticamente inesistenti e macchinari manomessi per aumentare la produttività.

Mancavano inoltre piani di emergenza e adeguati presidi antincendio. Le condizioni abitative non erano migliori: i lavoratori venivano ospitati gratuitamente in un appartamento in via Becherini e in un dormitorio di fronte al laboratorio, in condizioni definite dalla Procura degradanti. Durante le perquisizioni sono stati trovati i passaporti di alcuni operai nascosti in valigie sotto cumuli di tessuti, mentre un altro documento è stato rinvenuto nell’edificio adibito a dormitorio.

Secondo gli inquirenti, lo sfruttamento è aggravato dall’approfittarsi dello stato di necessità dei lavoratori. I dieci irregolari non hanno fornito elementi utili alle indagini e per loro sono state avviate le procedure di espulsione. La Procura ricorda tuttavia che la collaborazione con la giustizia consente l’accesso a forme di tutela e al rilascio del permesso di soggiorno.

Alle indagini hanno partecipato il comando carabinieri per la tutela del lavoro – Gruppo di Roma, il Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro di Perugia e il comando provinciale dei carabinieri di Prato.

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