È arrabbiata Valentina Peri del Sudd Cobas, oggi in presidio sotto Palazzo Strozzi Sacrati. Al centro della protesta c’è la lunga vertenza dei precari storici dei musei fiorentini, impiegati nei servizi gestiti da Opera Laboratori Fiorentini per strutture come Bargello, Galleria dell’Accademia e Villa Bardini.
Peri denuncia una situazione che, secondo il sindacato, resta ancora lontana da una soluzione definitiva. Tutto parte dall’ottobre 2025, quando la cooperativa perse l’appalto per importanti musei cittadini come gli Uffizi e Palazzo Pitti. Da allora molti lavoratori sono stati ricollocati nei servizi attivi presso Bargello, Accademia e Villa Bardini.
“I precari storici sono rientrati a lavorare un paio di mesi fa – spiega Peri –. È certamente una buona notizia, ma solo in parte. I contratti part-time ciclici verticali non rappresentano una soluzione accettabile: sono una risposta parziale che rischia di essere uno specchietto per le allodole”.
Secondo il Sudd Cobas, infatti, l’attuale formula contrattuale prevede che i lavoratori restino senza occupazione per cinque mesi all’anno, senza stipendio e senza poter accedere alla Naspi. “Adesso lavorano, ma da novembre si ritroveranno nuovamente a casa e senza un impiego”, sottolinea Peri.
La questione è arrivata anche nelle istituzioni. In Consiglio comunale è stata approvata una mozione presentata dal capogruppo di Sinistra Progetto Comune, Dmitrij Palagi, che esprime solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori precari storici dei musei fiorentini. Nel documento viene evidenziato come gli attuali contratti non rappresentino una soluzione adeguata e stabile per garantire continuità lavorativa e tutele economiche.
Per il sindacato, tuttavia, è necessario un ulteriore intervento da parte della politica e delle istituzioni regionali. “Per questo siamo sotto la Regione Toscana – conclude Peri –. Chiediamo di essere convocati il prima possibile. Tra pochi mesi i lavoratori rischiano di tornare a casa. Sappiamo che la Regione sta organizzando tavoli di confronto, ma noi non siamo coinvolti. E questo non va bene”.



