Prestiti: le spese nascoste del correntista

VIAREGGIO – ( di Fabrizio Bartolini ) – Quando si chiede un prestito si pensa che questo comporti solo la restituzione del capitale oltre il pagamento di un prezzo che la banca logicamente pretende per aver messo a disposizione del cliente una somma di denaro.

Questa remunerazione viene corrisposta tramite la dazione di interessi. Però nella realtà dei fatti la situazione non è proprio così semplice in quanto le spese di competenze pagate trimestralmente dal cliente solo in parte sono dettate influenzate dagli interessi mentre una componente determinante è rappresentata da tutta una serie di ricavi per servizi che la banca offre o dice di offrire quali consulenza, sistemi di pagamento, conti correnti, assicurazioni ecc.

Andiamo ad analizzare pertanto quali possono essere i costi finanziari effettivamente sostenuti dal cliente.

Gli interessi.

Il compenso delle banche per l’elargizione del denaro è dato dagli interessi. Il tasso di interesse deve essere previsto espressamente nel contratto a pena di riconducibilità dello stesso al limite dell’interesse legale ed è riscontrabile sui mercati monetari e finanziari a cui la banca aggiunge una maggiorazione chiamata spread. Più è lunga la durata del contratto più tale maggiorazione cresce.

Come tutti sappiamo il tasso può essere fisso e variabile. Nel tasso fisso il parametro di riferimento si chiama Eurirs mentre per quello variabile Euribor. In merito si ricorda che attualmente è in corso una azione giudiziaria contro il c.d. “cartello” Euribor in quanto alcuni consumatori hanno notato e sostenuto in giudizio che le banche che determinavano l’Euribor in realtà lo falsificavano aumentandolo. Ma tralasciando il discorso sulla validità o meno di tali riferimenti .

Il tasso relativo ad un fido concesso incide per l’85% sugli oneri finanziari puri cioè quelli relativi al tasso di interesse mentre il tasso extafido ( cioè il tasso di mora applicato quando il correntista va oltre il limite concesso) incide per il restante 15% sugli oneri finanziari puri. Questo tasso rappresenta una componente importante per il calcolo del tasso usario anche se una corrente giurisprudenziale recente tende ad escluderlo nel calcolo del tasso soglia a mio avviso ingiustamente.

Ricavi sui conti correnti.

I ricavi di solito sono difficilmente controllabili dal correntista e costituiscono il 15 % dei costi. La banca non fa nulla gratuitamente e tutti i servizi li fa pagare profumatamente. Il conto corrente costa di per sé una esagerazione: canone fisso periodico o a forfait, spese di registrazione per ogni operazione bancaria, commissioni ecc.  Ogni cliente per il solo fatto di avere un conto corrente paga in media tra i 10 e i 30 euro al mese.

La banca a volte offre al correntista un certo numero di operazioni gratuite che si pagano comunque con il canone: si paga per avere un servizio gratuito!

Quando poi si supera il limite di operazioni gratuite si pagheranno le spese per eseguire i bonifici, quelle per i prelievi dal bancomat, per l’uso della carta di credito o per effettuare un pagamento Pos, le spese di domiciliazione di utenza, per l’emissione degli assegni e chi più ne ha più ne metta.

Tutti questi conti, sommati tra loro nel tempo portano a delle somme considerevoli che il correntista non si accorge nemmeno di spendere.

Gli assegni

Qui entra in gioco la famosa fregatura della valuta. La valuta è il giorno da cui decorre il calcolo degli interessi. Sugli assegni versati questa viene posticipata di due /tre giorni : la banca guadagna sulla differenza tra gli interessi che percepisce sul mercato interbancario per il fatto di aver depositato “oggi” l’importo dell’assegno e gli interessi che il cliente percepisce solo alcuni giorni dopo.

Ma inoltre bisognerà considerare i “giorni di disponibilità assegni”. Se io oggi verso un assegno in banca la somma non sarà disponibile subito ma dopo un tot giorni ( circa 4-5 gg.) perché la banca deve cautelarsi dal rischio di insolvenza.

E fin qui tutto bene ma la fregatura è alle porte.

Facciamo che Io abbia uno scoperto di conto corrente di 100.000 euro mai utilizzato. Oggi verso in banca euro 5000,00 e sono convinto di avere, quindi, a disposizione 105.000. Effettuo pertanto un pagamento di 103.000 con tranquillità. In realtà Io oggi ho sempre 100.000 euro e solo tra 4/5 giorni ne avrò 105.000. Pertanto facendo il pagamento di 103.000 mi vedrò addebitare gli interessi extrafido salatissimi.

Considerato le migliaia di operazioni che vengono fatte in tutta Italia in questo modo potrete capire quanti milioni di euro le banche vadano ad incassare con questo giochino.

Interessi su anticipi

Molti si fanno anticipare dalla banca i soldi che dovranno ricevere da un futuro pagamento: molte ditte lavorano in questo modo da sempre.

Una azienda, ad esempio, deve ricevere un pagamento di 100.000 euro per una fattura con modalità di pagamento a 90 gg. Dovendo pagare salari, fornitori ecc l’azienda ha bisogno prima di tali soldi e pertanto va in banca a richiederli portando la fattura come garanzia. Di solito non si avrà mai anticipo del 100% dell’importo ma solo dell’80% perché la banca si cautela sempre. Ora a logica io dovrei pagare solo gli interessi sulla somma anticipata per tre mesi tra l’altro considerando che sarà la banca poi a riscuotere direttamente l’importo della fattura.

Ma quando si parla di banche la logica non esiste.

Intanto per ogni fattura anticipata il calcolo degli interessi parte, proprio per effetto della valuta, il giorno prima della richiesta e quindi il periodo non sarà più di 90 gg. ma di 91.

Inoltre la banca vi farà pagare ulteriori interessi sui c.d “giorni banca” ( di solito da 5 ad 11 giorni ma possono arrivare anche oltre) ove la banca aggiunge a suo piacere un numero di giorni a ciascun effetto in scadenza allargando così il periodo su cui calcolare gli interessi. In buona sostanza il calcolo degli interessi sarà più elevato di quello che si aspetterebbe.

Quindi la nostra azienda crede di pagare interessi su 90 gg. ma si potrà trovare a pagare interessi su 120 gg. per via di questo escamotage. Ma inoltre la banca addebiterà alla azienda una commissione per il servizio di incasso dei 100.000 euro ( commissione di insoluto).

L’indicatore sintetico di costo

L’indicatore sintetico di costo (ISC) viene anche chiamato TAEG ( Tasso annuo effettivo globale). E’ un indicatore che fornisce informazioni del costo complessivo del conto esclusi oneri fiscali ed interessi. Nell’ISC vengono incluse solitamente le seguenti voci: spese di istruttoria, spese di revisione del finanziamento, spese di apertura e chiusura della pratica di credito, spese di riscossione dei rimborsi e di incasso delle rate, spese di assicurazione ecc.

Con questo indicatore da tener presente anche per l’analisi dell’usura, si può effettivamente vedere quanto ci costa il rapporto con la banca e si capirà che forse è meglio migrare verso altri lidi.

Per approfondimenti visitate il sito www. bartolinistudiolegale.com o scrivete a info@bartolinistudiolegale.com

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