Preti gay, Mangiacapra replica al Vescovo Sepe: “Rivendico la paternità del dossier, non lo ha consegnato un signore anonimo”

NAPOLI – “A consegnare il dossier non è stato “un signore” anonimo ma una persona che si è identificata, e che già in passato aveva tentato invano di mettersi in contatto con lo stesso Sepe. E’ stato consegnato da una persona che rivendica fortemente la paternità della propria denuncia, che è una denuncia sociale e politica, non un attentato a quella parte integra della Chiesa la cui esistenza nessuno mette in dubbio”.

L’avvocato escort napoletano, Francesco Mangiacapra, replica al vescovo ( LEGGI ANCHE: Dossier sui presunti sacerdoti omosessuali, l’Arcivescovo di Napoli Cardinale Sepe: “Non solo preoccupato, sono indignato” ): “Non una denuncia anonima frutto di quell’omertà che fino a oggi è stata il concime dell’inerzia di certi vescovi. L’intento del mio dossier è togliere il velo dell’ipocrisia da chi si nasconde al riparo di una tonaca: il dossier è stato depositato in mani diverse da quelle di Sepe non perché lui fosse fuori ma con il deliberato intento di affidarlo alla coscienza di qualcuno sensibile a queste incresciose vicende interessato a fare qualcosa di più che da ufficio postale di smistamento. Dei tanti nomi che ho fatto, sono certo che molti non saranno nuovi ai presuli competenti: forse è giunto il momento di iniziare a pensare che non basta la mera dichiarazione verbale di pentimento da parte di quei sacerdoti che più volte dimostrano di ottemperare ai sacri ordini con la menzogna. Il perdono automatico è una forzatura in quei casi in cui la riduzione allo stato laicale rappresenterebbe un’opportunità più congrua per determinate attitudini e non una punizione”.