Protestarono sotto la ex caserma dei Carabinieri, si apre il processo

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VIAREGGIO – E’ iniziato oggi venerdì 17, e subito rimandato al 18 maggio, a Lucca, un processo contro alcuni compagni di Viareggio e Massa, responsabili di avere protestato dopo uno sgombero di una casa con un gesto simbolico di occupazione dell’ex Caserma in via Mazzini a Viareggio.

“Le accuse pretestuose  – spiega il Coordinamento contro la repressione  – non sono quelle di occupazione, perché la proprietaria dell’immobile non ha mai esposto denuncia, ma quelle di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Il processo è stato richiesto dai compagni che si erano visti recapitare decreti penali di condanna che chiedevano loro multe dai 15.000 alle 23.000 euro a testa. Ancora una volta la repressione cerca di intimidire chi resiste e si impegna nelle lotte sociali. Siamo sicuri che i compagni reagiranno compatti a questa intimidazione e come Coordinamento contro la repressione esprimiamo loro la nostra piena solidarietà”.

I decreti penali di condanna avevano colpito i militanti di Unione Inquilini e Brigata Anti Sfratto che nel giugno 2013, con fumogeni e striscioni, occuparono simbolicamente la ex caserma dei Carabinieri, in piazza Mazzini all’angolo con via Ugo Foscolo. Alla fine la rabbia, quel giorno, era esplosa, di nuovo. Erano le 18 circa quando gli attivisti, una ventina, o poco più, “armati” di striscioni, si erano presentati difronte all’edificio ormai in disuso al grido di “Voi sfrattate, noi occupiamo”, con fumogeni e piedi di porco, per un gesto – dissero – simbolico: un atto di forza contro l’allora amministrazione Betti. “La gente viene sfrattata quasi ogni giorno – spiegarono dall’Unione Inquilini – ma qua ci sono edifici pubblici abbandonati e inutilizzati”. Ma il tentativo di occupazione fallì non per l’arrivo della Polizia di Stato né della Municipale. Il portone della struttura pubblica, infatti è blindato dall’interno, ormai da anni, fu la Polizia Provinciale, con lo stesso comandante Marco Martini, a sigillare gli accessi, e impedì agli attivisti di entrare, come accaduto invece il 12 maggio scorso al collegio Colombo, tanto che l’occupazione si trasformò così in presidio e in corteo di protesta, al termine di una giornata convulsa sul fronte sociale. In mattinata, in via Rosmini si era consumato l’ennesimo sfratto esecutivo per una famiglia di quattro persone, rinviato per sette volte. A sgomberare l’appartamento gli uomini del commissariato di polizia intervenuti coi mezzi blindati e i Carabinieri. Rabbia e disperazione per la signora, una rumena in Italia dal 2003, che si trovò in mezzo a una strada.

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