PSA: il terrore corre sul filo dell’esame

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VIAREGGIO  – ( di Luca Lunardini ) – Vecchietti al bar. Un tempo, tendendo l’orecchio, sentivi discuter di calcio, politica, tempo e (il ricordo) di qualche “avventura” galante. Oggi a tenere banco vi è lei: la mitica prostata   con una magica e tenebrosa sigla: il PSA.

Un po’ tutti sanno, più o meno, di cosa si tratti ma probabilmente non a tutti è noto come PSA sia acronimo di Antigene Prostatico Specifico, è che si tratti una proteina prodotta dalle cellule della prostata. Una proteina che in piccole concentrazioni si ritrova normalmente nel sangue di tutti i maschietti, anche perfettamente sani.

La leggenda vuole che quando superi il valore di normalità (il numerino “4” del foglietto del laboratorio analisi) sia segno di CAMCRO alla prostata! In realtà l’interpretazione dei valori ematici di PSA è materia assai complessa ed in costante evoluzione, che è bene riservare all’ urologo senza saltare a nessuna facile conclusione.

Difatti alti livelli di PSA si riscontrano non solo per il cancro della prostata ma in molte altre condizioni come l’ipertrofia prostatica benigna e le infiammazioni (prostatite). Non solo ma i valori di PSA aumentano anche con l’aumentare dell’età, nella convalescenza di alcuni tipi interventi chirurgici alla prostata, dopo inserimento di un catetere vescicale o dopo esami diagnostici specifici (come l’esplorazione rettale, la cistoscopia, la biopsia prostatica, la retto- e colon-scopia). Perfino l’attività sessuale ed il ciclismo sportivo possono aumentare (nelle 24-48 ore successive) il valore del PSA.

Ecco perché, in termini medici, si dice che il PSA è organo-specifico (riguarda quasi solo la prostata) ma non malattia-specifico (non indica con certezza una specifica malattia).

In partica questo significa che quando i suoi livelli superano una certa soglia (> 4 ng per ml di sangue) probabilmente qualcosa non va a livello della prostata, ma in assenza di ulteriori indagini diagnostiche è impossibile stabilire con certezza la benignità o la malignità della condizione.

Ci troviamo pertanto davanti ad una ipotesi diagnostica solo statistica. Per intenderci la probabilità di riscontrare un tumore prostatico è:

  • Per valori da 0-4 il 10% (quindi anche con un PSA normale non vi può essere certezza assoluta di non avere un cancro!).
  • Da 4 a 10, solo nel 25% dei casi.
  • Se maggiore di 10 un 50% ha cellule tumorali a livello prostatico.

In altre parole, la maggior parte degli uomini con elevati valori ematici di antigene prostatico specifico non è affetta da cancro ed il riscontro di alti livelli di PSA non è sufficiente per porre diagnosi di tumore alla prostata, specie negli uomini più anziani. Solo gli accertamenti successici (visita urologica, eco o, meglio, RMN, e soprattutto la biopsia) possono fare diagnosi di cancro della prostata.

Se il sospetto di tumore viene confermato il dosaggio del PSA rappresenta, questo sì, un buon indicatore della gravità della malattia. In particolare, quando il PSA è solo lievemente aumentato o addirittura normale è improbabile che il tumore sia molto esteso.

Il monitoraggio dell’antigene prostatico specifico risulta invece utilissimo per valutare la risposta del paziente alla terapia intrapresa (ad esempio la terapia ormonale in un cancro di prostata), che quando è positiva si accompagna ad una riduzione dei valori di PSA.

Il monitoraggio periodico del PSA resta comunque un atteggiamento utile e prudente, soprattutto dopo i 50 anni di età. Misurazioni ripetute possono infatti aiutare a differenziare le forme benigne da quelle maligne, tanto più probabili quanto più rapido è l’incremento dei valori. In partica, talvolta, è più importante il suo andamento nel tempo piuttosto che un singolo valore un po’ elevato.

Altri elementi possono aiutare l’urologo nella interpretazione del PSA come lo studio del cosiddetto PSA-Libero, ma non appesantiamo la riflessione con troppi dati tecnici. Diciamo solo che questi elementi aggiuntivi servono (assieme alla visita e alla ecografia) all’urologo per meglio interpretare il valore ottenuto, proprio perché da solo insufficiente a fare una diagnosi.

Bisogna, cioè, evitare pericolosi “fai da te”, non facendosi prendere da inutile panico per qualche punto in più della norma.

Di fronte ad un rialzo del PSA, sarà il medico che prendendo in esame tutta una serie di elementi, indirizzerà il paziente verso specifici esami diagnostici (fondamentalmente la biopsia prostatica), trattamenti personalizzati (ad esempio terapie antiinfiammatorie se si sospetta una prostatite all’origine dell’innalzamento del PSA) od un semplice monitoraggio periodico (abbiamo già visto come sia più importante l’andamento nel tempo che non un singolo valore anche se oltre soglia).

Per concludere: il PSA non è la diagnosi di cancro! ma solo uno dei tanti elementi a disposizione del Medico per studiare il paziente. Il PSA è un esame importante ma che da solo dice davvero poco ed il trovarlo più alto del solito non deve scatenare panico, né terrore ma solo farci andare serenamente dall’Urologo per scoprirne, assieme, la causa, che, fortunatamente, solo poche volte finirà per essere il “male del secolo”.

 

FORSE NON SAPEVATE CHE: …il tumore della prostata è il tumore più diffuso nella popolazione maschile e nel 2015 si sono avute oltre 40.000 nuove diagnosi! Tuttavia, fortunatamente, la mortalità, in leggero aumento fino al 2000, è oggi in riduzione e nel 2015 i decessi stimati in Italia sono stati solo di circa 8.000 a confronto delle 40.000 diagnosi.

 

 

RubriSex la rubrica di sessuologia è tenuta da:

Patrizia Mascari, Psicologa, Consulente di coppia è Professore a.c. UNIFI, Autrice di numerose pubblicazioni, tra cui “L’immaginario, Fantasie e Sessualità’ ed. Franco Angeli. Per ulteriori informazioni la dottoressa è contattabile all’indirizzo mail: pamaca@tin.it.

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LUCA LUNARDINI Medico-Chirurgo, Specialista UROLOGO con incarico di Alta Specializzazione in ANDROLOGIA, dirigente medico presso la Unità Operativa di Urologia della A.S.L. 12 Versilia. E’ contattabile, per qualsivoglia approfondimento, via email al seguente indirizzo: luca.lunardini1@tin.it

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