Puccini e la sua Lucca: “Lettura approssimativa dei bilanci? Non lo accetto”

LUCCA – Le domande rivolte nelle scorse settimane dal presidente e direttore artistico del Puccini e la sua Lucca Festival, Andrea Colombini, hanno destato reazioni all’insegna del nervosismo diffuso. I diretti interessati, vale a dire la Fondazione Puccini di Lucca, alcuni membri del cda della medesima e il sindaco Tambellini, hanno replicato con modalità, spesso tardive, che in alcuni casi si sono tradotte in esternazioni scomposte. “Queste reazioni non mi sorprendono più di tanto – dichiara Colombini – ed io vado avanti, perché chiedere è lecito, anche a Lucca. Rispondere, poi, in casi come questo diventa praticamente un dovere civico, perché è in gioco un interesse della collettività. Di sicuro non deve scendere più il silenzio su Puccini, vero pilastro dell’economia lucchese, presente e futura, alla faccia delle ciarle da pseudo intellettuali”.

Colombini, tacciato nei giorni passati di aver interpretato in modo inesatto i bilanci della Fondazione Puccini, passa dunque al contrattacco e lo fa, come di consueto, con dovizia di particolari e richieste circostanziate.

Visto che avrei male interpretato il bilancio della fondazione Puccini -osserva – chiedo se sono vere le dichiarazioni rilasciate nel 2008 e 2012 dall’allora sindaco Favilla e dalla allora direttrice della fondazione Puccini. Dichiarazioni che indicavano in complessivi 4 milioni di euro la quota dei diritti d’autore di opere di Puccini riscossi in contanti dalla Fondazione dopo la transazione con l’ufficio del demanio per il periodo ante 2007 e fino al 2012”

Il presidente del Puccini e la sua Lucca chiede poi lumi su ulteriori circostanze: “Sono vere le dichiarazioni che indicavano in E 600mila annui i diritti d’autore da riscuotere ogni anno, dal 2012 in poi?”.

Nel caso in cui ai primi due quesiti fosse fornita risposta affermativa, viene dunque da domandarsi se questi soldi siano stati percepiti o meno: “Se sì – argomenta Colombini – dove si trovano? In bilancio appaiono solo liquidità per 1milione e 800mila euro. Il resto, circa 3milioni e mezzo di euro (sette miliardi circa di vecchie lire) che fine ha fatto?”.

Poi, inevitabilmente, Colombini torna su una questione che ha suscitato il malumore di colui che si è sentito diretto interessato: “Visto che sono stato pubblicamente e più volte tacciato di diffamazione per avere semplicemente e solamente chiesto notizie sulla presenza nel cda della fondazione Puccini di un parente di un fornitore della fondazione stessa, torno a chiedere se è vero o no che nel cda della fondazione Puccini siede un parente di uno dei principali fornitori della fondazione. Se è vero, è opportuno? Specie se il fornitore è anche di grossa qualità, è opportuno che il presidente della fondazione Puccini abbia scelto proprio quel consigliere per sedere in consiglio?Questa circostanza è quella di importanza minore dal punto di vista economico, mentre risulta pregnante dal punto di vista politico: se così fosse, ma noi non vogliamo crederlo, il sindaco/presidente della fondazione Puccini avrebbe preso un abbaglio clamoroso e compiuto un errore politico immenso, indegno della sua personalità politica esperta e ligia alle opportunità, alle consuetudini ed alla cristallina essenza di ogni sua azione di governo. Ma aspettiamo risposte in merito. Il sindaco ci darà sicuramente spiegazioni esaustive”.

Il direttore artistico del Puccini e la sua Lucca dedica la chiosa finale ad alcuni spunti di riflessione significativi: “Sulla questione, succulenta, dei soldi, poco accetto che mi si dia apertamente dell’incompetente per la lettura approssimativa che avrei dato dei bilanci dell’ente. Per cui chiedo in base a fatti resi noti, perfino da siti ufficiali del Comune di Lucca.

Siamo certi che si farà chiarezza visto che la posta in palio non si compone di parole, ma di milioni di euro. E siamo certi che si risponderà non con offese o illazioni personali sul sottoscritto ma con dati certi alla mano, magari negando le parole spese in precedenza da altri sindaci o da ex direttori, o la presenza di soldi in arrivo o quant’altro. Ma con conti e carte alla mano, senza l’arroganza di chi si sente toccato nel vivo e reagisce con violenza a semplici domande.

Poi, evitando di ritornare su questioni legali che stanno già trattando e verso più soggetti, i nostri avvocati, vorrei segnalare che accetto anche in modo divertito il fatto che taluni, particolarmente toccati e stizziti dalle mie domande, tentino di farmi passare non solo da incompetente o perfino da incapace, ma sinanche da arlecchino o burlamacco cittadino, sia sulla carta stampata che in tv.

Mi consolo pensando che comunque Arlecchino diceva le verità in burla. Temo che qui di burle ce ne siano poche, di questioni da chiarire assai di più. E meglio Arlecchino, diretto e colorato, che altro”.

Intanto, Colombini ha provveduto ad inviare alla Fondazione Puccini una lettera per esprimere la volontà di una collaborazione a tutto campo, a partire dal bookshop, certo che la (ri)scoperta di sinergie tra coloro che operano nel settore possa soltanto giovare alla città: “Leggetene i toni – osserva – e ditemi poi se ci sono o no volontà di cooperare in modo sano ed a favore della città e della sua economia. A voi il giudizio. Vedrete che non sono burle ma solo amore per Puccini, per la città e per il suo futuro economico, visto che Puccini è primariamente di Lucca”.

$I prossimi spunti di riflessione? “Saranno tutti dedicati al pozzo senza fondo che è il teatro del Giglio, ai suoi buchi sempre più larghi, alla produzione sempre più scarsa, alla sua mancanza di programmazione. Ah, siamo sempre in attesa del grande mese pucciniano: i turisti verranno coi treni speciali e con charter da mezzo mondo, così dicono i bene informati. Tutti li ad aspettare il sindaco assessore alla cultura e le sue trovate dell’ultim’ora, pagate coi soldi di tutti”.

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