Retina artificiale made in Italy restituisce la vista ai ciechi: presto la sperimentazione sull’uomo

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GENOVA (di Chiara Bini) – Una scoperta incredibile, un prototipo che potrebbe rivoluzionare la medicina. All’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova è stata sperimentata una retina artificiale in grado di far recuperare parzialmente la capacità visiva ai non vedenti. La ricerca, condotta da un team guidato dal Dott. Fabio Benfenati, è stata pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista internazionale Nature Materials.

Per il momento stiamo parlando di una sperimentazione di secondo livello, ovvero applicata agli animali. I risultati ottenuti fino a questo momento sono estremamente incoraggianti e fanno sperare che il prototipo di retina artificiale possa essere provato anche sugli uomini nella seconda metà di quest’anno e i primi risultati potrebbero già arrivare nel 2018.

Si tratta di una protesi composta da un doppio strato di polimeri organici alternativamente conduttori e semiconduttori, stratificati su una base di fibroina, ovvero la proteina di cui in natura è composta la seta. Questa struttura è in grado di trasformare gli stimoli della luce in impulsi nervosi, ed ha, tra i vantaggi, quello di essere morbida e flessibile, quindi perfettamente tollerabile dall’occhio umano. La lunga durata e l’autonomia totale di funzionamento, poi, rendono questa nuova retina artificiale di gran lunga migliore rispetto alle altre attualmente in uso in oftalmica.

Questo tipo di protesi si rivolge, in particolare, a quei pazienti affetti da una degenerazione dei fotorecettori presenti negli occhi. Una conseguenza, questa, propria di molte malattie genetiche, tra cui la retinite pigmentosa, patologia della quale sono affetti i topi utilizzati per la prima fase di sperimentazione non in vitro. Le cavie in cui la protesi è stata applicata hanno recuperato la capacità di orientarsi nello spazio e il riflesso pupillare.

Oltre ai ricercatori dell’IIT di Genova, al progetto e alla realizzazione della protesi hanno partecipato il Centro di Neuroscienze e Tecnologie Sinaptiche (NSYN) di Genova e il Centro di Nanoscienze e Tecnologie (CNST) di Milano, in collaborazione con il Dipartimento di Oftalmologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Verona, l’Innovhub-SSI di Milano e l’Università dell’Aquila. La ricerca è stata finanziata non solo dal Ministero della Salute, ma anche dalla Fondazione Telethon e da altre Fondazioni private.

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