Rapina “fantasma” a Montecatini, la Procura si riserva di indagare la madre per procurato allarme. Il sindaco:”Qualcuno faccia i conti con la sua coscienza”

MONTECATINI TERME – Un rapina fantasma, e caso archiviato, come spiegato dalla Polizia di Montecatini, diretta dal vice questore Mara Ferasin ( LEGGI QUI: Notizia di reato infondata: il giovane non fu aggredito, cadde da solo. Caso chiuso  ). Un caso scoppiato dopo che sui social Marina Azara, la madre del ragazzo trovato col volto tumefatto, aveva gridato all’aggresssione, e al furto, ai danni del figlio per mano di non si sa quale gang di banditi. Una scena da Bronx, avvvenuta la notte di Halloween, ma in base alle indagini, supportate da immagini di telecamere, di testimonianze e perizie medico legali, niente di tutto cio’ era accaduto: il giovane, uscito barcollante da un locale, e in preda ai fumi dell’alcol, era semplicemente sfracellato a terra e si era fatto male al volto, provocandosi lesioni. Oltre anche archiviare il caso, vista la infondatezza della notizia di reato, la Procura per la “sconsiderata campagna mediatica che ha trasformato un racconto confuso del figlio in una rapina da bronx – si è riservata  di valutare l’ipotesi della condotta colposa di procurato allarme attribuibile alla madre

Ringrazio la Polizia di Stato che ha svolto le indagini e la magistratura – commenta il sindaco Bellandi – e sottolineo che la nostra prima preoccupazione come amministrazione comunale fu quella di interessarsi della salute del ragazzo. Da genitore so quanto i figli siano pezzi del nostro cuore. Detto ciò, ricordando le vicende di quei giorni, il sit-in sotto il Comune, la forte protesta in sala Consiliare, credo che una riflessione vada fatta. Prima cosa, vorrei che qualcuno chiedesse scusa ai ragazzi del liceo cooptati in Consiglio comunale e alla manifestazione: a loro andrebbe spiegato ora un po’ meglio che sono stati usati e divenuti strumenti inconsapevoli di una pessima serata. Vorrei anche che qualcuno facesse i conti con la propria coscienza, quando sono stato accusato di autoritarismo perché ero andato a riferire in Questura quanto accaduto in consiglio, con offese e accuse inaccettabili. Io andai solo a difendere l’autorità del consiglio comunale e del sindaco, rappresentanti dello Stato, e lo feci non tanto per me, ma per tutti quelli che verranno. La sala del Consiglio è il tempio della democrazia della mostra città e lo sarà sempre finché ci sarà qualcuno che difenderà questo ruolo. La sicurezza non si costruisce strumentalizzando la paura ma ascoltando i cittadini, dando importanza anche a quella che viene definita sicurezza percepita, perché è quella che garantisce la serenità nelle famiglie, e che preoccupa se manca. Tutto questo, insieme alla riduzione dei reati che le nostre forze dell ordine garantiscono e certificano con i loro dati. Mi è stato richiesto un consiglio aperto, dopo quella triste vicenda e abbiamo invece indicato il percorso dell’assemblea partecipata, affidandosi a professionisti del settore, all’ascolto di esperti delle forze dell’ordine, anziché a ronde o a tentativi di giustizia fai da te. Ci sembra la strada più giusta e opportuna da perseguire”.