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Rapporto Mal’Aria 2026: in Toscana cala l’inquinamento, ma restano criticità

Nel 2025 la qualità dell’aria in Toscana mostra segnali di miglioramento, ma il percorso verso i nuovi obiettivi europei al 2030 resta ancora lungo. È quanto emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente Toscana, che analizza i dati raccolti dalle centraline Arpat su polveri sottili, biossido di azoto e ozono. La tendenza generale evidenzia una riduzione dei principali inquinanti, dal PM10 al PM2.5 fino al NO₂, segnale positivo che però non consente di abbassare la guardia. Le concentrazioni restano infatti, in molti casi, lontane dai livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai futuri limiti europei. Tra i dati più significativi, Firenze e Lucca figurano tra le città italiane con le medie annuali di PM10 più alte, mentre Capannori si conferma la realtà più critica per numero di superamenti giornalieri, nonostante un netto miglioramento rispetto al 2024 con quasi il dimezzamento degli sforamenti. Segnali incoraggianti arrivano anche dall’area metropolitana fiorentina, da Prato-Pistoia e da diverse zone costiere, dove negli ultimi anni si registrano riduzioni significative delle concentrazioni di polveri sottili. Per il PM2.5, tuttavia, alcune città dovranno ridurre ancora sensibilmente i valori per rispettare i limiti che entreranno in vigore dal 2030. Situazione analoga per il biossido di azoto: i dati mostrano un miglioramento diffuso, ma i livelli restano superiori alle soglie raccomandate. Più positivo invece il quadro dell’ozono, con diverse centraline già entro i limiti suggeriti per la tutela della salute. Nel complesso, il report evidenzia una Toscana in miglioramento sul fronte dell’inquinamento atmosferico, ma ancora lontana dagli standard europei futuri. Da qui l’appello a rafforzare le politiche su mobilità sostenibile ed efficienza energetica, per consolidare i progressi e accelerare la transizione verso un’aria più pulita.


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