Rebus da chiarire: gazzella “muta” per 45 minuti dopo il rapporto sessuale

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FIRENZE – Ci sarebbe un buco di oltre mezz’ora: l’auto dei carabinieri, indagati per violenza sessuale, è rimasta muta. Un rebus tutto da chiarire. Alle 3.15 del giovedì mattina, della settimana scorsa, la gazzella del 112 con a bordo i due carabinieri, poi denunciati per stupro,  viene ripresa da una telecamera puntata su borgo Santi Apostoli, mentre abbandona la strada dell’appartamento delle due studentesse americane, ma solo dopo 45 minuti la gazzella ricompare in servizio: alle 4, cosi è stato ricostruito, Marco Camuffo e Pietro Costa, insieme ad altri colleghi, effettuano un posto di blocco. E in quell’arco di tempo, cosa è accaduto? Le indagini, sul fronte della presunta violenza sessuale, proseguono, e in attesa del dna e della perizia alcolemica, gli inquirenti vogliono ricostruire quanto accaduto quella notte, per capire come mai dalla sala operativa non abbiamo avuto notizia che la gazzella aveva deviato il suo percorso, oltre al fatto che per un’ora, usciti dal palazzo dove si sarebbe consumata lo stupro, i carabinieri hanno fatto perdere le proprie tracce: la Fiat Bravo era forse sprovvista del gps previsto dalle nuove norme antiterrorismo? Nessun contatto con la centrale, insomma: qualcun altro sapeva cosa stava succedendo, e ha forse coperto? Quel “buco” è forse servito per cercarsi una copertura?

Parallelamente all’indagine penale, la Procura militare va avanti nell’inchiesta: i due carabinieri, infatti, oltre ad aver fatto salire sull’auto di servizio le due ragazze senza alcuna autorizzazione, hanno anche lasciato incustodita la gazzella con le mitragliette e hanno sesso con l’uniforme addosso, sconfinando nel quadrante di competenza della polizia, sembra, senza comunicazioni.

 

 

 

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