Record italiano di discesa nell’abisso: ci provano gli Speleo Mannari

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LUCCA –  Questo fine settimana, tra venerdì 10 a domenica 12 ottobre, il gruppo “Speleo Mannari” tenterà l’impresa di battere il record italiano di discesa in profondità, raggiungendo i meno 1350 metri dell’abisso Paolo Roversi, in Garfagnana, che termina con un sifone sinora inviolato da sguardo umano. Tra i principali promotori della caccia all’importante traguardo c’è anche un giovane speleo versiliese, Riccardo ‘Zairo’ Nucciotti.

Ma saranno gli speleo sub Luca Pedrali e Nadia Bocchi Pedrali a calarsi nell’abisso Roversi fino ad individuare il sifone terminale. Scenderanno venerdì mattina e faranno una prima tappa al campo base situato a meno 800 metri, dove trascorreranno la notte nei loro sacchi a pelo.

Sabato mattina discenderanno di altri 550 metri.

Sarà a questo punto che Luca tenterà l’immersione nel sifone, dopo 20 anni dall’ultima volta che qualcuno si è spinto sino a questo punto. La discesa è così impegnativa che i due sportivi hanno deciso di portare solo un’attrezzatura: per questo la moglie Nadia lo aspetterà al rientro dall’esplorazione del sifone.

“Lo chiameremo il sifone del Mannaro – annuncia Luca in un’intervista sul canale youtube di Culture Sotterranee e sulla pagina Facebook dei Mannari (https://www.youtube.com/watch?v=xeivwk4xpfs&feature=youtu.be&list=UUhmwDqMXMayglRWdqqJrr9w)-. Abbiamo parlato con persone che sono state sul suo bordo 20 anni fa circa, e raccolto testimonianze discordanti sulla sua natura: alimentato o meno, acqua azzurra o stagnante. Valuteremo che tipo di sifone è, con una prima immersione ricognitiva, per poi decidere se c’è la possibilità di andare avanti. Fino a che le bombole mi permetteranno di andare avanti, lo farò”.

Il programma prevede un ulteriore pernottamento sabato notte al campo base, situato a meno 800 metri, e domenica la lunga risalita verso la superficie, dove ad attenderli ci saranno molti Mannari giunti da tutta Italia e anche dalla Svizzera.

“Il nostro gruppo è un po’ diverso da quelli tradizionali – spiega Zairo –: non siamo un’associazione ma un gruppo, e puntiamo a grandi e belle imprese condivise, raccogliendo moltissime adesioni. Facciamo un tipo di esplorazione che sta cambiando le regole della speleologia esplorativa: non più l’antica celebrazione dell’eroismo di pochi, ma la condivisone partecipativa di molti. Come nel nostro caso, alcune delle esplorazioni più impegnative a livello nazionale le stanno realizzando realtà non riconducibili a forme e strutture dei gruppi speleo così come li conosciamo”.

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