I mari italiani continuano a scaldarsi a ritmi preoccupanti e i fondali dell’Isola d’Elba ne stanno pagando uno dei prezzi più alti. E’ questo quanto è emerso dal rapporto di Greenpeace “Mare Caldo” realizzato in collaborazione con il Distav dell’Università di Genova, l’Ogs e l’Università di Urbino.
Mentre il 2026 registra già record assoluti di temperatura marina su scala globale, le rilevazioni condotte nel 2025 testimoniano come le anomalie termiche nel Mediterraneo abbiano ormai raggiunto anche gli habitat più profondi, fino a 40 metri di profondità.
Fra le 14 stazioni italiane monitorate dal progetto “Mare Caldo” (di cui 13 sono Aree Marine Protette istituzionali), l’Isola d’Elba rappresenta l’unico sito non soggetto a vincoli di protezione speciale, rendendola un punto di osservazione fondamentale e critico per la Toscana.
L’analisi condotta negli ultimi sei anni mostra un progressivo e marcato deterioramento dello stato ecologico delle comunità bentoniche (insiemi di organismi acquatici) elbane. Fra i segni più evidenti troviamo lo sbiancamento e la necrosi di alcune specie più vulnerabili come la gorgonia gialla (Eunicella cavolini) e la gorgonia rossa (Paramuricea clavata). Altro segnale di malessere è la proliferazione di specie invasive, è stata infatti registrata una costante espansione dell’alga aliena Caulerpa cylindracea, che colonizza i fondali a scapito della biodiversità nativa.
Come ha spiegato Valentina Di Miccoli, campaigner Mare di Greenpeace Italia: “Oggi osserviamo anomalie termiche che raggiungono gli habitat più profondi e incidono direttamente sulla salute degli ecosistemi. Il prezioso lavoro di tutela e conservazione da solo non basta a preservare la biodiversità marina, serve anche una drastica riduzione delle emissioni di gas serra”.
I dati del report confermano che l’Isola d’Elba, priva dello scudo protettivo che una riserva marina può offrire in termini di resilienza, risulta particolarmente fragile. Un quadro che riapre con forza il dibattito sulla necessità di rafforzare la tutela e la salvaguardia diretta del mare attorno all’arcipelago toscano.



