Non si placa la tensione intorno alla vertenza Pierburg. Dopo il faccia a faccia di ieri al MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), il clima resta teso, da un lato infatti l’azienda ha aperto alla stesura di un “accordo di garanzia”, dall’altro però i lavoratori, riuniti oggi in assemblea nello stabilimento di Livorno, hanno risposto con un mandato chiaro e unanime: lo stato di agitazione continua.
Il cuore della disputa riguarda la cessione del comparto civile e automotive da parte del colosso Rheinmetall. Un’operazione inizialmente prevista per l’inizio del 2026, ma che sta subendo slittamenti tecnici. La preoccupazione principale dei sindacati riguarda l’identità dei possibili acquirenti.
”Sarebbe incomprensibile se Rheinmetall, che vola grazie agli investimenti miliardari nel settore Difesa, non si facesse carico di garanzie solide per i siti civili”, spiegano dalla FIOM CGIL. Il timore è che lo stabilimento finisca nelle mani di fondi di investimento alternativo interessati più a speculazioni finanziarie che alla continuità produttiva.
L’assemblea dei lavoratori di Livorno ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che non lascia spazio a interpretazioni. I punti cardine sono tre: il primo ruota attorno al piano industriale, i lavoratori hanno infatti richiesto che qualsiasi acquirente dovrà presentare un progetto dettagliato e verificabile prima della firma definitiva. Il secondo punto riguarda invece il possibile indebolimento della sede labronica, durante la fase di transizione, fanno sapere ancora i lavoratori, non saranno infatti accettate manovre che possano svuotare di competenze o risorse il sito labronico. Infine i lavoratori si sono espressi con cautela sulla diversificazione, vista sì come un’opportunità ma da attenzionare dal momento che: “Sono processi complessi, servono investimenti e tempi certi, non scorciatoie”.
Si resta quindi in attesa del nuovo incontro fissato per il 28 aprile al MIMIT.
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