130 cm di altezza per 74 di larghezza, in oro sbalzato e cesellato, con smalti policromi, adornata con 120 perle scaramazze, 32 granati, 6 smeraldi sfaccettati, 4 ametiste, 2 acquemarine, 11 quarzi, 2 calcedoni, 14 smeraldi cabochon e, come se non bastasse, 8 perle tonde, 2 granati e due zaffiri nella croce interna d’oro filigranato.
È la stauroteca (dal greco stauros, cioè croce, e theke che significa raccolta, collezione) a croce latina detta Croce della Granduchessa o Reliquario della Passione, visibile nel Museo dell’Opera del Duomo, a Firenze, dopo il restauro curato dall’Opificio delle Pietre.
I risultati dell’intervento saranno presentati il prossimo 4 giugno in una giornata di studi “La Croce Reliquario della Passione dell’Opera del Duomo” – ingresso libero senza prenotazione dalle 9:45.
Al suo interno è conservato un frammento della croce di Gesù e la crocetta d’oro filigranata con frammenti della Passione di Cristo, riscattate secondo la tradizione da Marco Chestialselim, domestikos dell’ultimo imperatore d’Oriente, nel 1454 e portate a Firenze dopo la presa di Costantinopoli da parte dell’esercito ottomano nel 1453.
Le reliquie, dopo una prima collocazione in una teca in argento, vennero ricollocate nella stauroteca d’oro realizzata all’inizio del Seicento da Cosimo Merlini il Vecchio su commissione di Cosimo II de’ Medici e della consorte Maria Maddalena d’Austria.
Tra gli innumerevoli preziosi che la adornano c’è anche un purissimo quarzo, fino a prima di questo restauro creduto un topazio d’India. Per volontà dei granduchi la pietra fu fatta tagliare all’interno delle botteghe granducali ispirandosi al leggendario ”diamante fiorentino” di loro proprietà.




