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Riforma Schillaci, la dura presa di posizione di Monia Monni

La riforma Schillaci passa sopra le teste delle Regioni e rischia di compromettere il lavoro portato avanti negli ultimi anni sulla sanità territoriale. La critica, molto dura, arriva dall’assessora alla salute della Regione Toscana, Monia Monni, che interviene sulla proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci relativa ai medici di famiglia.

La riforma prevede un cambiamento importante per i medici di medicina generale. Oggi i medici di base lavorano in convenzione con le Asl, mentre in futuro potrebbero scegliere di diventare dipendenti pubblici, con un rapporto di lavoro subordinato simile a quello dei medici ospedalieri. Il passaggio, secondo quanto previsto dal progetto del governo, avverrebbe su base volontaria.

Tra i punti più discussi c’è anche quello economico. Attualmente i medici di famiglia vengono retribuiti principalmente in base al numero di assistiti. Con la riforma, invece, il compenso dovrebbe essere legato alla partecipazione alle attività della rete territoriale e ai servizi garantiti sul territorio.

Una prospettiva che ha già sollevato forti proteste da parte dei medici di medicina generale, che parlano apertamente di una riforma destinata a “distruggere la professione” e a cambiare radicalmente il ruolo del medico di famiglia nel Servizio sanitario nazionale.

“Il governo ha scelto di procedere con una decretazione d’urgenza e con una legge”, ha ricordato Monni, sottolineando come “secondo me la legge non la vedremo mai, vedremo soltanto il decreto che va veramente a incidere nella carne viva dei medici di medicina generale”. L’assessora ha inoltre evidenziato che il confronto con il governo è iniziato, ma resta molto complicato: “Il canale di trattativa si è aperto, ma si parte da posizioni estremamente distanti e da una rigidità molto forte del governo”.

Secondo Monni, le Regioni stanno cercando di difendere il lavoro costruito negli ultimi anni sulla sanità territoriale. In particolare Toscana ed Emilia-Romagna starebbero lavorando per salvaguardare i percorsi già avviati e per evitare che la riforma possa creare ulteriori difficoltà organizzative nel rapporto tra medici di base, Asl e cittadini.

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