Ristoranti, bar, parrucchieri, Scaramelli (Italia Viva): “Inail faccia Inail. Le norme devono essere antiCoronavirus no antieconomiche”

“Norme chiare, da scrivere con la partecipazione degli imprenditori del comparto, e capaci di tenere in considerazione le diversità come capienza o spazi all’aperto. Senza regole di buon senso e con un eccesso di rigidità è a rischio tutto il settore”. A dirlo Stefano Scaramelli, capogruppo in Consiglio regionale di Italia Viva, che interviene sul contenuto del documento tecnico sulla ristorazione di Inail.
“In Toscana sono a rischio imprese e soprattutto dipendenti della ristorazione che – continua Scaramelli – devono poter disporre di regole chiare per la messa in sicurezza. A rischio c’è l’impossibilità di riavviare le attività. Le norme devono essere antiCoronavirus no antieconomiche.
Difendo però l’azione della Regione Toscana che ieri ha semplificato le modalità di riapertura. Grazie ai solleciti delle associazioni di categoria e al mio costante peroramento, l’assessore Bugli ha fortemente semplicato la procedura. Adesso per le attività per le quali è aperta la ripartenza basta inviare una semplice email.
Il problema maggiore resta quello legato alle norme nazionali che ancora latitano sia sul versante della semplificazione che su quello della reale possibilità di riaprire. Il Governo ha solo annunciato e ancora non formalizzato la possibilità per le Regioni di riaprire. Una situazione surreale.
A rischio, se non cambiano le modalità e le regole, c’è la non possibilità di riaprire per oltre la metà dei ristoranti”.
Sul documento tecnico di Inail, per Scaramelli: “l’Inail faccia l’Inail. Non si sostituisca alla democrazia e alla politica. Sarebbe un colpo mortale per la nostra economia, il nostro tessuto produttivo, la nostra forza lavoro”.
Altri aspetti da tenere in considerazione per Scaramelli sono l’incontro fra domanda e offerta: “su queste attività peserà anche il fattore panico. L’economia si muove quando c’è fiducia. La fiducia può essere il collante tra domanda e offerta, ma solo se le linee guida sono realmente uno strumento concreto di sicurezza, veramente applicabili e non un mero rompicapo burocratico. Sono ormai tante settimane che chiediamo di studiare come ripartire. Per l’ennesima volta ci troviamo ad affrontare, in modo non organizzato e senza la necessaria concertazione con i soggetti interessati, la questione del come riaprire. Ad avere bisogno di fiducia sono i cittadini ma anche gli imprenditori e i lavoratori che devono trovare risposte al bisogno di lavoro. Non si vive di sussidi, si vive di lavoro. Occorre nelle prossime ore che la Regione si assuma le proprie responsabilità. Serve velocemente dire come, prima che quando. Il problema non è aprire il 15, il 18 o il 20 maggio. Il problema è ripartire bene per rialzare quelle serrande e non dover richiuderle una volta aperte. Sono due mesi che sappiamo che un giorno avremmo riaperto. Adesso si lavori giorno e notte ed entro domani arrivino norme chiare e semplici”.