Lo slancio spirituale e la mistica del colore. Da domani a palazzo Strozzi è visitabile la mostra “Rothko a Firenze”, aperta fino al 23 agosto: oltre settanta le opere del pittore americano di origine lettone, provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo. Al centro della narrazione, l’amore di Mark Rothko per l’arte quattrocentesca fiorentina, che ebbe modo di vivere – dopo averla studiata e amata a lungo – quando visitò Firenze la prima volta, nel 1950. Per l’artista fu una folgorazione: gli spazi, la luce, l’arte quattrocentesca e la sua tensione ultraterrena lo segnarono in modo profondo e permanente. In particolare i lavori di Beato Angelico a San Marco e le architetture di Michelangelo espresse nella biblioteca Medicea Laurenziana ne segnarono esplicitamente il lavoro. L’esposizione si dipana secondo un ordine cronologico, dai primi lavori ancora figurativi degli anni Trenta, per arrivare alle grandi tele a campiture di poche tinte volumetriche degli anni successivi: i grandi gialli e arancioni, i verdi e blu, le tinte più scure e i rossi accesi, di ispirazione matissiana ma anche pompeiana, passando per i lavori su carta e i bozzetti per i “Seagram Murals”, ispirati dal vestibolo michelangiolesco, fino ai grigi e neri degli ultimi anni, parte di una commissione dell’Unesco che dovevano dialogare con opere di Giacometti, composizione che non fu mai realizzata. Omaggio alla Rothko Chapel ideata dall’artista per due committenti di Houston, la sala ottagonale a fine percorso, che riprende le forme care all’artista, osservate nel battistero di Firenze e in quello del Torcello, a Venezia. Una ricerca spirituale intensa, che l’artista esprime attraverso le vibrazioni di colore, profondità e volumetrie trascendentali trasmesse dalle grandi campiture di colore in cui immergersi. Quasi delle meditazioni visive, capaci di trasmettere l’afflato ascetico, seppure non etichettabile in alcuna religione, di Rothko: «Tutto il lavoro di mio padre è un viaggio personale a cui ci invita a partecipare e che va oltre noi stessi, verso qualcosa che non vediamo», ha dichiarato il figlio Christopher, curatore della mostra con Elena Geuna. Accanto al percorso principale di Palazzo Strozzi, cinque tele dell’artista sono allestite nel Museo di San Marco, in dialogo con gli affreschi nelle celle dei monaci, e due nel vestibolo della biblioteca Medicea Laurenziana – gli orari di visita di entrambe le istituzioni sono limitati alla mattina; visita gratuita per i minori di 18 anni a San Marco, di soli due euro fino a 24 anni.
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