Conflitto o violenza: quale il confine?

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VIAREGGIO – ( di Patrizia Mascari ) – Si può imparare a riconoscere precocemente quelli che possono essere i comportamenti di maltrattamento, per questo è utile chiarire la differenza fra conflitto e violenza che interessano la vita di coppia. Come ho già sottolineato negli articoli precedenti non è facile uscire dal circuito della violenza una volta che si è instaurato, perciò affinare la percezione su quanto sta avvenendo nella relazione col proprio partner risulta un importante passo per stroncare sul nascere eventuali condotte che rischiano di degenerare poi nella spirale violenta.

Vediamo più da vicino cosa si intende coi termini violenza e conflitto, dato che presentano non sempre vistose differenze, invece molto utili da riconoscere.

La violenza presenta un paio di caratteristiche che prevedono:  il danneggiamento intenzionale della persona, arrecare un danno irreversibile; la volontà di risolvere il problema/conflitto eliminando o distruggendo la persona  ritenuta responsabile del problema stesso.

Per quanto riguarda il conflitto è inteso invece come: un contrasto o divergenza, una opposizione o resistenza, una critica senza l’attuazione di comportamenti che implichino danno irreversibile; l’intenzione di mantenere integra la relazione in vista di possibili cambiamenti. Il conflitto spesso poggia sulle differenze di sesso/genere fra i due protagonisti della coppia, può essere  attivato dalla esasperazione di modelli culturali sessisti, ossia che non riconoscono o non accettano  differenze di genere. E’ possibile che una conflittualità continuativa possa dar luogo ad un crescendo di ostilità fra i membri di una coppia sfociando successivamente a lungo andare in scontro violento.

Affrontare in modo costruttivo i problemi di una conflittualità di coppia che si protrae nel tempo e minaccia il benessere della diade costituisce un’azione preventiva nei confronti della violenza. Esistono forme specifiche di intervento mirate alla gestione della conflittualità di coppia come ad esempio la ‘mediazione di genere’, che ha lo scopo di  redimere la conflittualità tra uomini e donne nei vari ambiti (familiare, lavorativo, sociale) tendendo conto delle differenze di genere. E’ un tipo di percorso che con mira a far acquisire alla coppia la capacità di comprendere e valutare cosa accade sul piano razionale, che cosa interrompe la ragionevolezza, ma anche stimolare  la competenza a saper continuare a convivere, rispettando gli interessi personali e i bisogni dall’altro/a.

Spesso accade che il conflitto si radica nella coppia e questo porta a vivere quotidianamente una situazione di stress e negatività, può accadere che  i suoi due membri si  lascino travolgere o siano  dominati da emozioni  esasperanti che impediscono un risoluzione dei problemi.

In conclusione è importante gestire le conflittualità prima che possa degenerare in altro: essere capaci di coltivare il reciproco rispetto e saper attuare soluzioni non violente nei conflitti di coppia è un buon metodo preventivo per evitare azioni aggressive e violente e non subire passivamente  condotte improprie.

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