“Da Donna a Donna oltre le gambe c’è di più”: Elena Benedetti, un avvocato fata

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( di Patrizia Mascari ) “Da Donna a Donna ‘oltre le gambe c’è di più’…” Ospite di oggi una Viareggina doc: l’avvocatessa Elena Benedetti paladina delle donne!

Lisci capelli biondi, occhi azzurri dolcissimi, un sorriso composto e rassicurante, una bellezza semplice che evoca proprio l’immagine di una fata! Avvocato civilista si occupa in particolare di diritto di famiglia e minorile, dal 2007 è uno dei legali della ‘Casa delle donne’ di Viareggio, dal 2001 si dedica alla presa in carico di coloro che gravitano ed approdano, per esperienze di maltrattamento o di abuso al ‘Centro Antiviolenza L’una per l’altra’. Inizia ad esercitare la professione non appena conseguita l’abilitazione, nel 1995 apre lo studio assieme al compagno di studi universitari, nonché compagno di vita a tutt’oggi, l’avvocato Massimiliano Baldini: un sodalizio su tutti i fronti! Pacata ma molto determinata manifesta una volontà di ferro nel portare avanti le sue scelte fin da adolescente, allorquando decide che vuol fare l’avvocato e pianifica il suo corso di studi lucidamente. Oggi sostiene con fierezza: “Sono un avvocato non faccio l’avvocato!”.

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PM: “Una questione spinosa per le donne è quella della conciliazione, vita privata e vita professionale, che ne pensa in base alla sua esperienza?”
EB: “La mia vita privata è stata messa indubbiamente in secondo piano rispetto alla professione, è assorbente proprio per la materia trattata. La professione di avvocato è da intendersi a 360°, investe la vita personale, almeno per quanto mi riguarda. A dire il vero il codice deontologico stesso indicherebbe questa direzione a partire dal decoro personale richiesto: nell’abbigliamento, nel comportamento, nel modo di porsi anche fuori dalla professione. Personalmente mi sento appartenente senz’altro a questa modalità diciamo della vecchia scuola.”
PM: “Mi sembra di capire che il suo orario di lavoro è ‘a tempo indeterminato’, è così?”
EB: “In un certo senso…. Ad esempio ci sono casi di separazione complicati, che richiedono un alto dispendio di energie mentali e non solo per la difficoltà di trovare gli accordi o perché è in ballo la responsabilità genitoriale. E’ difficile riuscire a staccare, seppur esci dallo studio, quando segui situazioni che magari implicano un rischio di maltrattamento o di abuso, laddove sono coinvolti dei minori. Sapere che prendi delle decisioni che si riflettono direttamente sul benessere di persone, sulla loro vita…….è ovvio che te le porti a casa, dovunque tu vada, mi sveglio talvolta anche nel cuore della notte! La preoccupazione è importante su certi casi, specie se si tratta di situazioni a rischio di violenza, ciò induce a non abbassare mai la guardia!”
PM: “Questo mi fa pensare che il Suo essere donna condizioni il modo in cui svolge la professione. Pensa che possa darLe una marcia in più?”
EB: “Assolutamente! Infatti io faccio parte dell’AIAF (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e i Minori) e siamo perlopiù donne avvocato, proprio perché svolgiamo questa parte del diritto con un’impostazione diversa anche nel modo di relazionarsi con il cliente, uomo o donna che sia . C’è senza dubbio una sensibilità diversa nell’intuire chi hai di fronte, e questo ti fa entrare in sintonia con le persone e trovare quella complicità che è un valore aggiunto! Seppur bravissimi gli uomini, credo che siano meno portati a cogliere dettagli e sfumature emotive, e questo è vero anche per quanto riguarda il ruolo di giudice.
PM: “Quanto si sente soddisfatta della sua vita professionale da 0 a 10?”
EB: “Direi 7. Non sono mai soddisfatta appieno dei risultati o degli obiettivi che raggiungo, non riesco a godere dei successi, appena concludo qualcosa con la testa sono già a quella successiva….”
PM: “C’è una situazione in particolare che le ha lasciato un segno?”
EB: “Purtroppo sì ed è davvero triste. Si tratta di una donna con penosa storia di ripetuti abbandoni e maltrattamento. Ho fatto quanto potevo, ma non è stato sufficiente, l’epilogo tragico mi ha lasciato tanta amarezza, spesso mi sono tormentata pensando se avessi potuto fare di più. Confrontarsi con la realtà delle donne che subiscono abusi, violenze e maltrattamenti è molto forte emotivamente e spesso ti trovi a pensare che non si fa mai abbastanza. Iniziative come il codice rosa sono importantissime ma credo che ci sarebbe da lavorare in modo altrettanto alacre per cercare di prevenire questo fenomeno diffusissimo, magari con giovani e giovanissimi per cercare di estirpare questo cancro della società in modo più efficace.
Grazie ad una professionista speciale Elena Benedetti, lodevole il suo impegno civile!

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