Facendo l’amore si può rimanere… incastrati?

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VIAREGGIO – ( di Luca Lunardini ) – Eh dai! Diciamocelo: chi non ha mai sentito, sussurrando o sghignazzando, di coppie che sarebbero rimaste… “incastrate” durante un rapporto sessuale vaginale!

I racconti di simil imbarazzantissimi episodi si susseguono, si portano esempi, “sentiti dire”, si menzionano luoghi, eventi, si racconta di accessi al pronto soccorso e conoscenti vari.

Ma chiariamo subito: dispiace un po’ dirlo ma si tratta di una leggenda metropolitana!

Non esistono testimonianze accertate e verificate di casi clinici riconosciuti in modo scientifico che documentino eventi del genere.

Vero è che la vagina durante l’orgasmo si irrora di sangue e si contrae, ma finito il momento dell’apice del piacere l’organo si rilassa in pochi minuti. Anche il glande si inturgidisce e se dovesse capitare che entrambe le parti anatomiche si ingrossino in modo anomalo nello stesso istante, i due potrebbero avere la sensazione di incastrarsi. Ma appunto di sensazione si tratta ed In ogni caso, dopo pochi minuti, tutto tornerebbe assolutamente allo stato di partenza.

Le cose un pochino cambiano quando parliamo invece di rapporti anali. In questo caso pur essendo un evento davvero molto, molto, molto, raro, la cosa potrebbe teoricamente verificarsi.

In effetti in ogni Urologia ed in ogni Pronto Soccorso d’Italia si racconta la leggenda dei due tizi (non importa se uomo e donna o due uomini) arrivati in ambulanza “uniti”.

Io personalmente non l’ho mai visto. Non escludo del tutto però che possa accadere.

Nella letteratura medica esiste qualche rarissima citazione aneddotica della situazione definita “Penis captivus” (dal latino “prigioniero” non… cattivo…): una condizione in cui il pene si troverebbe, per una combinazione di fattori… incastrato. Si porta quale esempio una pubblicazione del British Medical Journal del 1977, in cui si descrive la situazione due sposini che sarebbero stati trasportati in ambulanza al Royal Isle of Wight County Hospital e lì separati somministrando alla ragazza un anestetico.

E’ infatti teoricamente, e forse è davvero successo in qualche caso, possibile che lo sfintere anale, in seguito ad uno stimolo doloroso, possa contrarsi violentemente e che l’estremità del pene possa rigonfiarsi a mo’ di tappo di champagne, restando così intrappolato. In questo caso, non essendo l’ano un organo in se “dedicato” alla penetrazione sessuale potrebbe innescarsi un uno spasmo muscolare (di uno specifico muscolo chiamato “elevatore dell’ano”) che potrebbe effettivamente contrarsi in modo così intenso da “strozzare” il pene impedendo il deflusso del sangue che lo ha gonfiato., questo, unitamente a una sorta di effetto “sottovuoto” che (favorito anche da particolari conformazioni fisiche), potrebbe  convogliare tutto il sangue nel glande ostacolandone la fuoriuscita anche a eiaculazione avvenuta.

In ogni caso si tratterebbe di un evento rarissimo e comunque facilmente evitabile seguendo tre semplici consigli che, in realtà, dovrebbero essere praticamente scontati in questi casi:

– usare sempre una abbondante dose di lubrificante che preserva da penetrazioni brutali che potrebbero provocare micro-ferite o sanguinamenti.

– evitate di passare dalla penetrazione anale a quella vaginale. I germi contenuti nel retto potrebbero provocare un’infezione vaginale.

– indossare sempre, sempre, sempre, il preservativo, indispensabile per proteggersi dal rischio di malattie sessualmente trasmissibili in questo caso più che mai dietro l’angolo…

RubriSex la rubrica di sessuologia è tenuta da: Patrizia Mascari, Psicologa, Consulente di coppia è Professore a.c. UNIFI, Autrice di numerose pubblicazioni, tra cui “L’immaginario, Fantasie e Sessualità’ ed. Franco Angeli. Per ulteriori informazioni la dottoressa è contattabile all’indirizzo mail: pamaca@tin.it.

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LUCA LUNARDINI Medico-Chirurgo, Specialista UROLOGO con incarico di Alta Specializzazione in ANDROLOGIA, dirigente medico presso la Unità Operativa di Urologia della A.S.L. 12 Versilia. E’ contattabile, per qualsivoglia approfondimento, via email al seguente indirizzo: luca.lunardini1@tin.it

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