“Saetta e Discetti non sono la Camorra”, ma per entrambi condanna per usura e estorsione

0

VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – “Saetta e Discetti, evidentemente, non sono la Camorra. E’ davvero incomprensibile una condanna cosi elevata per episodi per i quali lo stesso Pubblico Ministero, dottor Fabio Origlio, aveva indicato la mancanza di prove. Attendiamo le motivazioni, previste tra 90 giorni, poi faremo appello”. Il commento a caldo, appena usciti dall’aula del Tribunale di Lucca è degli avvocati Massimo Landi e Eriberto Rosso, difensori di Vincenzo Saetta e del cognato Alessandro Discetti, entrambi assolti dall’accusa di associazione a delinqure di stampo camorristico ma condannati il primo a 16 e il secondo a 12 anni per usura ed estorsione dal collegio presieduto dal dottor Valentino Pezzuti con a latere i giudici Billet e Mastroianni. Una vicenda “vecchia”, e un maxi processo durato anni, alla cui udienza scorsa, dopo una lunga discussione, il pm aveva chiesto  9 anni di carcere per Saetta, imprenditore campano a Viareggio ormai da anni, che secondo la Procura avrebbe prestato soldi a strozzo ad una ventina di persone, con interessi usurai che sarebbero arrivati anche al 500% e  6 anni per Discetti. Le accuse – nell’ambito dell’inchiesta erano spuntate anche scommesse clandestine, nella sua allora ricevitoria in via Pucci all’angolo con via Mazzini, in merito a partite di calcio -, tramite i legali,  sono sempre state respinte dagli imputati. La vicenda giudiziaria ha inizio nel  febbraio 2008, quando la Guardia di Finanza e il Gico arresta 18 soggetti, tra cui Saetta, considerato il capo di un’associazione a delinquere che per un quinquennio, dal 2003 agli inizi del 2008, avrebbe prestato circa due milioni di euro a tassi usurai. Tra i clienti, imprenditori, medici e persino casalinghe, che se non restituivano il prestito ricevuto con gli interessi sarebbero stati minacciati, e intimiditi, anche a mezzo di pistole. Tra le accuse mosse a Vincenzo Saetta anche il sequestro di persona: una delle sue vittime “insoleventi”, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata caricata a forza su un’auto e portata a Lugano e Milano.  Pier Marino Ardenti della Policar di Lido di Camaiore, accusato di essere il riciclatore dei proventi, difeso dall’avvocato Manuele Ciappi di Prato è stato assolto.

 

 

No comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: