Andare a letto tardi e fare fatica ad alzarsi: colpa del “gene dei gufi”, non delle cattive abitudini

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New York (di Alba Modugno) – Si chiama “gene dei gufi” ed è responsabile di una vera e propria patologia diffusa, conosciuta come “disturbo della fase del sonno ritardato” o “sindrome del sonno posticipato”: a scoprirlo sono stati i ricercatori della Rockfeller University, per mezzo di uno studio condotto da Michael Young e Alina Patke.

Pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Cell, la ricerca ha rivelato che andare a letto sempre tardi e poi far naturalmente fatica ad alzarsi non è da considerarsi superficialmente come una cattiva abitudine, o almeno non in ogni caso.

Questo perché a capo di quella che si presenta come una reale difficoltà dell’individuo in questione vi è una mutazione genetica, la quale porta a diventare piuttosto notturni, proprio come i gufi.

Il gene scoperto dal team della Rockfeller è il CRY1 e la sua particolarità consiste proprio nel rallentare l’orologio biologico e nel posticipare di circa 2 ore il ciclo circadiano, ossia quello dell’alternanza sonno-veglia.

Si tratta di un’alterazione non così trascurabile e non priva di conseguenze, in quanto chi presenta tale difetto genetico ha costantemente la stessa sensazione data dal jet lag, fatica ad addormentarsi la notte, dorme male e al mattino sente una pesante stanchezza.

“I portatori della mutazione hanno giorni più lunghi rispetto a quelli che il pianeta dà loro, così cercano di recuperare per tutta la loro vita” ha spiegato Patke. “È come un jet lag perpetuo.”

Per giungere a questa importante scoperta, che potrebbe dare una svolta generale agli studi sui disturbi del sonno, i ricercatori hanno effettuato un esperimento che ha visto coinvolti una trentina di volontari e consisteva nello star chiusi per due settimane all’interno di un appartamento-laboratorio, senza poter interagire col mondo esterno e soprattutto conoscere l’ora.

Affidati esclusivamente al proprio orologio biologico, i volontari hanno dunque rispettato i propri ritmi naturali e risposto alle proprie pure esigenze fisiche nel mangiare, dormire e svegliarsi.

Dall’esperimento, durante le due settimane, è emerso che il normale punto centrale del sonno si collocava intorno alle quattro del mattino; fra tutti però, manifestava un ciclo sonno-veglia irregolare un volontario, a cui era già stato diagnosticata la sindrome del sonno posticipato, e per lui tale punto si verificava tra le sei e le otto del mattino.

Dopo il test, proprio grazie all’analisi del DNA del soggetto manifestante un orologio circadiano anomalo, è stata scoperta ed estratta la variazione genetica a carico del CRY1.

Esaminando poi i dati di un database, oltre a quelli ottenuti dall’esperimento, è stato stimato che il “gene dei gufi” è piuttosto diffuso: sarebbe infatti presente nel DNA di una persona su 75.

Attualmente l’obiettivo è quello di andare ancora più a fondo, poiché in generale i disturbi del sonno sono connessi a malattie croniche come diabete, obesità, osteoporosi e depressione.

Dunque sempre più interessante si fa l’idea di comprendere l’origine delle patologie che interessano il ciclo sonno-veglia, nonché di trovare nuove ed opportune terapie, anche in vista del fatto che al contrario degli altri disturbi, con cause non necessariamente genetiche, la mutazione del CRY1 appena scoperta è naturalmente ereditaria.

Quello che si può fare è provare a gradualmente correggere i ritmi delle persone affette dalla sindrome, come la stessa Patke ha affermato: “Forzare un orologio che va più piano ad accomodarsi alla giornata di 24 ore si può, bisogna solo lavorarci più duramente”.

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