La progressiva riduzione dei servizi sanitari pubblici in Garfagnana non sarebbe il risultato di eventi inevitabili, ma la conseguenza di precise scelte politiche. È la denuncia lanciata dalla Cgil di Lucca, che parla di una situazione ormai arrivata a un livello “insostenibile” nel 2026.
Secondo il sindacato, negli ultimi anni il territorio della Valle del Serchio ha assistito a un costante ridimensionamento dell’offerta sanitaria, con medici di base andati in pensione senza essere sostituiti, reparti depotenziati e servizi progressivamente eliminati. A rappresentare simbolicamente questa crisi è, per la Cgil, la mancata sostituzione del cardiologo dell’ospedale di Castelnuovo di Garfagnana dopo il pensionamento del professionista.
“Ancora non si sa se e quando l’Asl lo rimpiazzerà, o se il reparto di cardiologia verrà accorpato con quello dell’ospedale di Lucca”, afferma il segretario generale della Cgil Lucca, Fabrizio Simonetti. Una prospettiva che il sindacato considera ancora più difficile da comprendere considerando la presenza, nello stesso presidio ospedaliero, di un reparto di terapia intensiva che potrebbe risultare particolarmente utile proprio per i pazienti cardiologici.
Alla base delle criticità, secondo la Cgil, vi è la cronica carenza di nuovi medici di medicina generale, un problema che interessa tutta la Toscana ma che nelle aree montane assume dimensioni ancora più rilevanti. A incidere sarebbe anche la minore attrattività dei territori periferici rispetto ai grandi centri urbani, dove le opportunità professionali e le prospettive di carriera risultano più favorevoli.
La segretaria generale della Fp Cgil Lucca, Paola Freschi, sottolinea come sia “assolutamente intollerabile che la salute di chi vive nelle aree montane o marginali conti meno di quella di chi abita in città”. Freschi richiama inoltre l’articolo 32 della Costituzione, che garantisce un accesso equo al Servizio sanitario nazionale indipendentemente dal luogo di residenza. Per il sindacato, i tagli alla sanità pubblica effettuati negli ultimi anni avrebbero favorito una concentrazione delle risorse nelle aree con maggiore densità di popolazione e maggiore efficienza economica, penalizzando invece le comunità rurali e montane come quelle della Garfagnana.
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