Sanità: “Progetto Elisa”, sostegno a giovani colpite da tumore al seno

Massimo Baldi, Consigliere regionale Italia Viva: “Il progetto getta un fascio di luce sulle difficoltà logistiche, organizzative, materiali”

Firenze – “Un progetto che nasce dal dolore ma getta un fascio di luce non tanto su ciò che è già all’attenzione nel dramma del cancro come le cure, le terapie, la presenza dell’ospedale ma sulle difficoltà logistiche, organizzative, sugli aspetti materiali che chi è colpito da questa patologia si trova ad affrontare ogni giorno e che spesso passano in secondo piano”. Così Massimo Baldi, consigliere regionale di Italia Viva, ha presentato il ‘Progetto Elisa’ a Palazzo del Pegaso.

Massimo Baldi

Un fondo per dare sostegno alle giovani donne colpite dal tumore al seno e aiutarle nell’affrontare le problematiche della malattia, soprattutto quelle legate ai progetti di vita e di lavoro. Questo è l’obiettivo del “Progetto Elisa” nato in accordo con Franca, la madre di Elisa e con la collaborazione dell’Associazione Voglia di Vivere di Pistoia che da trenta anni informa, accoglie e sostiene le donne che ‘incontrano’ il cancro al seno. Il progetto è nato un anno fa a Pistoia per volere della famiglia della giovane, scomparsa nel 2018.
“Un’associazione preziosa, nata dal dramma di Elisa – ha detto il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani – dall’idea di trasformare la tragedia in un servizio per donne che, colpite al tumore al seno, si trovano ad affrontare difficoltà pesanti. E’ importante che questa rete possa integrare e talvolta sopperire l’impegno forte del servizio sanitario nazionale”.
Marta Porta, volontaria dell’associazione Voglia di Vivere ha parlato del sostegno offerto: “contributi per le spese di viaggio, non coperte dal sistema sanitario nazionale per specifiche terapie lontane dalla propria residenza, per l’acquisto di farmaci non rimborsabili, sostegno economico per un aiuto domestico e per i figli e supporto psicologico”.
A chiudere la conferenza stampa Giulia Tonini con il ricordo della sorella Elisa e delle difficoltà incontrate nel sottoporsi ad una cura sperimentale a Milano, con sedute settimanali “fisicamente ed economicamente impegnative”. “Si tratta di un progetto – ha concluso Giulia – nato e messo a punto dalla nostra esperienza”.

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