Scuola del Frasso di Querceta: “Meno zucche vuote, più santi nel cuore”

QUERCETA (Lu) – “Meno zucche vuote, più santi nel cuore”: sette parole e una virgola sono il biglietto dal visita della scuola primaria del Frasso, che da sempre scommette sul coinvolgimento dei suoi alunni in prima persona per interessarli e incuriosirli, appassionarli e motivarli al gioco di squadra. Quest’anno scolastico, il primo del terzo decennio del Duemila, il maestro Mario Badiali, d’accordo con i ragazzi di quinta e le loro famiglie, ha puntato su parole semplici ed efficaci, lo slogan appunto, perché comunicare significa inventare e sognare, trasformando idee in progetti concreti.
Il percorso è iniziato con i laboratori di Lucca Comics, ed è proseguito al mulino Ulivi per trasformare i chicchi del Trentolino in ottima farina, fino alla raccolta delle castagne da portare a Moreno al metato di Pomezzana. E venerdì 1° novembre, Festa dei Santi, non sono mancate le sorprese: la scuola, aperta, ha visto i ragazzi presentare i loro lavori, che li vedranno impegnati tutto l’anno attorno ad ideali come “salviamo la terra, pulendo semplicemente il sotto bosco, per poi raccogliere meglio. Ascoltiamo gli esperti in agricoltura, per avere farina biologica”. Insomma, un piccolo assaggio di vita dei santi attraverso il lavoro e la preghiera. Una merenda-cena offerta dalle famiglie, e molti nuovi genitori che, incuriositi, sono arrivati per conoscere la futura scuola che un giorno frequenteranno i loro figli ha concluso l’originale giornata.
Il colpo da maestro – è il caso di scriverlo – è stata la storia di una mistica atea, Madeleine Delbrêl, poi convertitasi ed ora in odore di santità, narrata, drammatizzata e passata direttamente nei cuori dei grandi e piccini, da Elisabetta Salvatori. Stupenda come sempre. L’istituto aperto nel giorno di festa è piaciuto moltissimo perché per i bambini poter cucinare le mondine con i genitori, essere protagonisti di verifiche vere, e non imposte, davanti alle mamme e ai papà è stata una non trascurabile soddisfazione. Per il maestro Mario Badiali, una chiave di lettura da proporre negli anni futuri. Trentolino, farina di castagne e olio degli ulivi quercetani, saranno insomma la miscela di questa scuola, più vicina alla terra e ai valori veri che non alle feste commerciali e poco creative dove le nuove generazioni perdono spesso il contatto con la realtà.
Il tutto in nome e per esclusivo conto della solidarietà e della beneficienza, basi insostituibili di questi progetti e, perché no?, dell’associazione AmatAfrica.