“Se chiude il campo, che ne sarà di noi?”, i Rom scrivono al Comune, al parroco e al Vescovo

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TORRE DEL LAGO – “Abbiamo saputo che il Comune di Viareggio vuole chiudere il campo dove siamo alloggiati da diversi anni”. La lettera, inviata al Sindaco Giorgio Del Ghingaro, all’assessora Sandra Mei, al parroco di Torre del Lago e al Vescovo Italo Castellani, è  a firma di Udila Marin, Stanescu Lupascu e Manole Mures, a nome di tutta la comunità del campo Rom di via Cimarosa: “Il 9 giugno l’Assistente sociale di Torre del Lago ha cominciato a convocare alcune famiglie alle quali ha detto che alla fine di giugno il campo chiuderà e che ce ne dobbiamo andare. Praticamente ci danno solo 20 giorni di tempo. Oltre all’assistente sociale era presente il consigliere comunale Troisio: ci hanno comunicato che le nostre famiglie verranno divise, le donne e i bambini verranno messe in alcune strutture, ma non sappiamo quali e gli uomini da nessuna parte. Non ci hanno rilasciato nessun foglio e nemmeno ci hanno chiesto le nostre firme. Hanno fatto tutto a voce. Noi siamo molto preoccupati perché ci avevano detto che il nuovo sindaco voleva fare progetti per il lavoro e per la casa, ma ancora una volta veniamo trattati non come tutti gli altri cittadini. Come si può pensare di dividere le nostre famiglie? La famiglia per noi è sacra, dovrebbe essere sempre difesa, pensavamo fosse così anche per voi. Sappiamo che il comune ha fatto un comunicato dove spiega perché vuole chiudere il campo ma a noi nessuno ce lo ha portato. Perché il sindaco non ci ha chiamato per fare una riunione? In passato siamo venuti tante volte in Comune a parlare. Qui al campo negli anni passati sono venuti assessori, anche dalla Regione, hanno detto tante cose ma poi non hanno mai mantenuto le loro promesse. Se ci imponete le vostre scelte rischiate di creare un muro fra voi e noi. Noi invece vogliamo il dialogo, il rispetto, vogliamo parlare perché ci sentiamo cittadini di Viareggio. Molti di noi hanno la residenza qui. Vogliamo collaborare con questa città perché è anche la nostra città, ma se voi ci trattate così come possiamo sentirci uguali? Non siamo un problema: siamo uomini e donne, esattamente come voi. Invitiamo tutte le persone a cui questa lettera è inviata a venire qui al campo giovedì 16 giugno alle ore 15 per parlare con noi pubblicamente: le cose vanno fatte alla luce del sole. Le scelte devono essere condivise, solo così si può fare il bene di tutti. Il mondo ha bisogno di cose positive, non di scelte autoritarie. Ci farebbe piacere soprattutto la presenza del sindaco, dell’assessora al sociale e del responsabile della Commissione sociale: siamo fiduciosi di vedervi, vi aspettiamo. Come abbiamo fatto con tutti coloro che sono venuti, non faremo mancare la nostra accoglienza”.

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