“Servono nuovi incentivi per l’occupazione stabile”

LUCCA – Jobs Act, segnali di frenata. E Conflavoro Pmi, l’associazione di categoria che ha la sua sede nazionale a Lucca, chiede al governo di intervenire ancora sul costo del lavoro a tempo indeterminato, per renderlo più conveniente alle aziende rispetto alle altre forme contrattuali.

unnamedLa riflessione del presidente nazionale di Conflavoro Pmi, Roberto Capobianco, parte dai recenti dati diffusi dall’Osservatorio Precariato dell’Inps. Secondo tali dati nei primi mesi del 2016 il totale delle assunzioni è in calo del 10 per cento rispetto all’anno precedente. E il dato sui contratti a tempo indeterminato è tre volte più alto, evidenziando in un anno un calo del 33,7 per cento. Dati questi che, se declinati a livello toscano, restano leggermente sotto la media ma ugualmente indicativi: meno 32,5 per cento per i contratti a tempo indeterminato e un calo dell’8,4 per cento delle assunzioni in generale. Scendono anche, circa di un terzo, anche le trasformazioni dei contratti di apprendistato e dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato.
“Il calo degli incentivi per le aziende – dice Capobianco –  per la stipula di contratti a tempo indeterminato ha sicuramente inciso sul mercato del lavoro nel 2016. Fino all’anno scorso, infatti, la decontribuzione copriva i primi tre anni di contratto e rappresentava un indubbio vantaggio soprattutto per le piccole e medie imprese, per le quali il costo del lavoro continua a rappresentare la prima voce di bilancio. Mi chiedo se non sia necessario fare una riflessione, a livello governativo, sulla necessità di rinnovare incentivi più corposi. Un intervento che, come immediato corollario, potrebbe portare alla sensibile riduzione del ricorso ai voucher, strumento sicuramente utile ma non risolutivo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro”.
“Dopo una prima fase positiva – prosegue Capobianco – complice anche il protrarsi del periodo di stagnazione economica il governo dovrebbe tornare ad occuparsi, oltre che della riduzione della pressione fiscale su aziende e lavoratori, anche delle politiche attive del lavoro che, l’anno scorso, avevano dato ossigeno alle piccole e medie imprese ed aumentato l’occupazione non precaria”.

 

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