Sesso in web cam prima del funerale, nel dossier dei preti gay chat erotiche, foto e video. La Diocesi avvia l’inchiesta

NAPOLI – ( di Letizia Tassinari ) – “Nel corso di questa settimana, è stato consegnato alla Cancelleria della Curia Arcivescovile di Napoli un dossier, su cd, di denuncia di casi di omosessualità nei quali sarebbero coinvolti sacerdoti, religiosi e seminaristi di alcune Diocesi italiane. Detto materiale verrà opportunamente esaminato per essere trasmesso alle Diocesi interessate per le eventuali necessarie valutazioni”. La nota, concisa, è della Curia partenopea dopo che l’avvocato escort Francesco Mangiacapra, nei giorni scorsi, aveva prodotto tutta documentazione, come già anticipato da TGregione.it ( LEGGI I DUE ARTICOLI: Non solo Don Euro: l’escort Francesco Mangiacapra ha pronto un dossier di oltre 1000 pagine su altri preti a luci rosse  E “Una lobby di escort è pronta a stanare il clero dalla doppia morale”, nomi e vizi dei preti gay nel dossier di Francesco Mangiacapra  ).

Nel dossier sui preti gay, 1300 pagine, che stato depositato in Curia, Mangiacapra –  già noto alle cronache per aver denunciato il caso di Don Euro a Massa, la cui udienza per decidere del suo rinvio a giudizio col vescovo Santucci è fissata per il prossimo 8 marzo – ha fatto un  lavoro certosino, “catalogando” una cinquantina di “preti del peccato”, appartententi a diversi ordini religiosi, e seminaristi. Per ogni prelato è stato predisposto un allegato, una sorta di “scheda”,  con nome e cognome, numero di cellulare, screen shot di chat erotiche su Facebook, Whatsapp, Telegram e social per gay, foto di peni e video live di rapporti sessuali omosessuali che inchiodano gli abiti talari alle loro debolezze carnali. Sacerdoti campani,  uno di Ischia, ma anche della Puglia e della Sicilia. Roba da far inorridire qualsiasi cattolico, con parroci che organizzano orge in convento, seminaristi che eiaculano in web cam davanti alla statua della Madonna e dialoghi da Decamerone del terzo millennio: “Giovedì pomeriggio vieni con me per un’ordinazione diaconale e poi ce ne andiamo da un amico prete cazzuto e porco lì vicino, e rientriamo la mattina in orario per la messa”, “Sotto al saio sei nudo?”, “Se ti piacerà vorrei averti un intero giorno come uno schiavetto. Legato e ai miei ordini”, “Se vuoi ci facciamo sega in cam che poi devo scappare che ho un funerale”, “Mi piacerebbe farlo in tre”. Le immagini di nudo e di self sex virtuale, “Hai visto come è grosso?” e con tanto di “mhmmmmm, ti voglio” e “quando dal vivo?” non si contano come le proposte di sesso a tre, anale e orale.

Trema il Vaticano, insomma, con i vizi privati dei preti raccolti nel dossier di Francesco Mangiacapra, che probabilmente raccoglierà in un libro le conversazioni proibite, dopo il successo de “Il Numero Uno, Confessioni di un marchettaro”, presentato dalla nostra testata la scorsa estate al Baddy sulla marina di Torre del Lago.

In questo dossier diretto alla Curia, frutto di anni di indagini e contatti con decine di preti e seminaristi, Mangiacapra ha reso noti i nomi e le abitudini di una cinquantina di ecclesiastici del sud Italia. Mele marce , come le definisce l’escort di cui alcuni vescovi già erano a conoscenza, ma che, afferma Mangiacapra, non hanno mai agito, avvallandone i comportamenti: “Al solito i presuli si svegliano solo quando si montano i casi mass-mediatici: mi auspico che questa volta i vertici della Curia possano prendere provvedimenti concreti e svolgere i doverosi accertamenti”. Altrimenti, è omertà.