“Sono il primo sordo laureato con 110 e lode”. La coraggiosa storia di Lorenzo Nizzi Vassalle

LUCCA – (di Bianca Leonardi) Una storia di coraggio e di paura allo stesso tempo, una storia di vita, quella vita che ha messo a dura prova un giovane lucchese con tutti i suoi sogni nel cassetto.

È Lorenzo Nizzi Vassalle il protagonista, un ragazzo di 24 anni, che è sordo dalla nascita. Lorenzo è un giovane guerriero che non si è lasciato sopraffare dalla malinconia di una vita che non avrebbe potuto vivere con la sua difficoltà ma al contrario, si è impegnato, lottando ogni giorno fin da pochi anni di età, rinunciando alle uscite con gli amici o una partita di pallone, per inseguire il suo sogno : quest’anno gli sforzi di Lorenzo sono stati ripagati. Nizzi Vassalle è infatti il primo sordo ad essersi laureato con 110 e lode all’Università di Pisa con una tesi sulle difficoltà che i non udenti devono affrontare nella loro vita. “Ma la battaglia è ancora all’inizio..” spiega Lorenzo che si fa portavoce della lotta per l’approvazione della lingua dei segni (Lis) che in Italia non è ancora riconosciuta come lingua ufficiale per fare in modo che tutti i sordi possano sentirsi integrati davvero con la società in cui vivono.

Abbiamo parlato con lui che ci ha raccontato il suo cammino, faticoso ma pieno di piccoli grandi traguardi, da quando aveva 6 mesi, età in cui gli è stata diagnosticata la sordità, ad oggi che, con il suo bagaglio di vita vive a Milano e frequenta la Scuola Orafa Ambrosiana. Ci ha raccontato cosa significa non poter sentire la voce di mamma e papà, quanto era complicato a scuola seguire le parole dei professori, quante volte i compagni lo hanno preso in giro perché considerato “diverso” ma soprattutto quanto è davvero importante l’approvazione della Lis.

Tu sei sordo dalla nascita: quando hai capito da grande, che non potevi sentire nemmeno la voce dei tuoi genitori cosa hai provato? Hai ricordi di quando eri piccolo?
Si, sono sordo dalla nascita ed è stato scoperto all’età di sei mesi, grazie a due episodi che sono successi in casa per poi avere conferma con le analisi ospedaliere. Vi spiego, quando non porto le protesi vivo nel silenzio assoluto, mi “isolo” completamente dal mondo, siamo solo io e i miei altri quattro sensi. Ad esempio sento spesso le vibrazioni o ciò che succede attorno con le mani o piedi oppure ho la vista più accurata per visualizzare bene i movimenti. Quando indosso le protesi, sento tanti rumori ma non riesco, nel mio caso, essendo sordo profondo, a distinguerli. Cioè sento per esempio delle voci ma non capisco ciò che viene detto, faccio tutto attraverso gli occhi, appunto, dico sempre che sento e vedo con gli occhi. Rispondendo alla domanda, non sapendo bene cosa vuol dire “sentire” non so bene cosa voglia dire “sentire la voce dei miei genitori” ma semplicemente lo capisco diversamente, dalle loro espressioni, movimenti ecc.. Come tutti i bambini ho pochi ricordi, ad esempio ricordo che non riuscivo a capire subito il labiale (parlo di quando avevo 3 anni circa) e loro si esprimevano un po’ a “loro modo”, un po’ con le mani, labiale ed espressione e capivo attraverso la vista.

Cosa hai dovuto affrontare per vivere una vita “normale”, senza troppe difficoltà?
Beh in questo caso, si tratta di carattere e tenacia che c’è stata sia da parte mia, dei miei genitori e di chi ha avuto fiducia in me come alcuni parenti e tanto lavoro con la logopedia. Attraverso tanti stimoli, fin dai sei mesi ai quattordici, quindici anni ho sempre lavorato duramente, certo sono state dovute fare delle scelte difficili, come ad esempio, dopo la scuola elementare non potevo andare al parco a giocare ma dalla logopedista per allenarmi, privandomi un po’ dell’infanzia “tranquilla” che avrebbe fatto un bambino. Questo perché, non sentendo, non ricevevo stimoli uditivi ma visivi, era facile che perdessi tutto l’allenamento che c’era dietro e per tenerlo in modo costante dovevo allenarmi quotidianamente. Spesso nei week end con mamma e papà ripetevamo per poi cercare di migliorare sempre di più. Certo le sofferenze ci sono state e anche tantissime, da parte mia per la “rabbia” del non essere compreso e vivere diversamente rispetto agli altri e allo stesso tempo, da parte dei miei genitori, sia perché dovevano lavorare e lottare continuamente sia perché erano “dispiaciuti” del fatto che non potessi fare una vita tranquilla come gli altri bambini ma adesso, come si dice sempre, i sacrifici vengono ripagati.
Vi dico una cosa buffa, spesso si lamentavano, come succede con tutti i genitori, che ero sempre in casa, con loro a Viareggio ma già dai 18 anni sono andato a vivere a Lucca per poi trasferirmi recentemente a Milano, adesso vorrebbero tornare ai “vecchi tempi” per avermi con loro anche a costo di sacrificarsi e litigare!

L’esperienza scolastica è stata difficile? Ti hanno mai preso in giro?
L’esperienza scolastica, parlando dei miei tempi, ricordo a tutti che sono del 1994, era molto diversa rispetto a ora. Prima di tutto non c’erano tantissime informazioni sul mondo della sordità e anche sulla lingua dei segni. I miei genitori con tantissima pazienza hanno dovuto ripetere, non so quante volte, come approcciarsi con un sordo e come fare per aiutarmi ma spesso non veniva capito tutto totalmente. Si, purtroppo, venivo preso in giro o a volte discriminato sia perché non riuscivo a capire le conversazioni che avvenivano sia perché spesso parlavano di programmi tv o cartoni o eventi visti recentemente alla tv ma io non capivo niente (ricordo che all’epoca non c’erano i sottotitoli in tutti i canali e si usava le VHS, i DVD con i sottotitoli sono nati dopo). Il cambiamento totale è avvenuto alle superiori, da lì ho iniziato a vivere la mia vera vita, finora.

Quale è stato i momento più difficile della tua vita?
Il momento più difficile della mia vita è stato durante l’adolescenza, come tutti i ragazzi volevo cercare di essere autonomo, “indipendente”, fare ciò che facevano gli altri e ho dovuto in primis affrontare le mie paure, la sordità, quelle dei miei genitori e il “mondo” esterno. Ho voluto a tutti i costi prendere la patente del motorino per girare autonomamente e cominciando ad andare in giro ho affrontato il “me stesso” cercando di capire quali erano i punti forza e quali meno. Ovviamente è stato difficile anche il contrasto con i genitori, si sa, a quell’età ci si ribella e ho avuto la fortuna di avere al mio fianco una persona, per me speciale, che ringrazierò per sempre, per essermi stata vicino.

Quando e come hai deciso di voler avere coraggio e continuare a studiare nonostante le difficoltà?
In questo caso è tutto legato alla determinazione, mi è sempre piaciuto studiare e leggere, l’ho sempre fatto per imparare l’italiano da piccolo e poi è diventata una passione che continuo a coltivare (tempo permettendo) portando con me un bagaglio di pazienza nel dover ripetere e spiegare (soprattutto in ambito universitario) alle insegnanti e tutor come approcciarsi con me e il metodo di lezione. Spesso non sapevano nemmeno che significasse essere sordo e ogni volta dovevo spiegare le stesse cose e dare piccoli accorgimenti, ad esempio non voltarsi di spalle perché non ho più una lettura del labiale, abbassare il microfono per avere una lettura ottimale e così via. Spesso veniva dimenticato, come normalmente succede e io alzavo la mano, durante la lezione, per ricordarlo all’insegnante e in questo modo piano piano ci si veniva incontro. Ora che ci penso, il merito del leggere va anche a mia cugina Daniela, che con la sua pazienza e determinazione, riusciva attraverso metodi suoi a farmi capire concetti astratti e sfumature dell’italiano che avevo, inizialmente, difficoltà ad apprendere aprendomi e ampliando sempre di più il mio vocabolario interiore.

Perchè, secondo te, la Lis ancora non è stata riconosciuta? Come migliorerebbe la tua vita con il riconoscimento di essa?
La lingua dei segni in tanti parti del mondo è riconosciuta ma in Italia non ancora, credo in primis per il fronte di spese che dovrebbe affrontare lo Stato nel caso la adottasse per formare i docenti e altro personale. Inoltre dovrebbero cambiare il modo di dare informazioni in tutti i posti pubblici e quindi molti dovrebbero formarsi anche sul mondo dei sordi per imparare a approcciarsi con loro più facilmente. Prendo ad esempio i musei, noi spesso andiamo, “arragiandoci” nel leggere le etichette sotto le opere mentre gli altri hanno l’audioguida. In questo caso basterebbe che ci dessero dei supporti tecnologici con un’interprete che spiega e ci fa appunto da “videoguida”. Noi sordi possiamo fare tutto tranne sentire e basterebbe, secondo me, veramente poco per integrarci nel mondo degli udenti, togliendo la parte “sonora” e facendola diventare visiva, ad esempio con l’ausilio dell’interprete. Stessa cosa dovrebbe valere per le scuole, fornire questo servizio senza troppi problemi, alla fine paghiamo sempre le conseguenze noi sordi, per colpa di “altro”.

Come gestisci le tue giornate, cioè come riesci a svolgere le attività quotidiane?
Faccio una vita tranquilla come tutti gli altri, ci sono solo dei piccoli accorgimenti diversi, non sentendo per certe cose devo stare più attento e usare di più la vista però mi ci sono talmente abituato che ormai fa parte di me. Ad esempio al mattino invece che avere la sveglia che suona, ho quella che vibra, le comunicazioni con il cellulare avvengono tramite conversazioni scritte o video o videochiamate e non i messaggi vocali (addirittura alcuni parenti, per me, hanno imparato a usare Whatsapp per avere una comunicazione autonoma e diretta con me senza appoggiarsi a nessuno). Certo quando sono a giro ho gli occhi super attentissimi per vedere ciò che succede attorno a me, come dicevo prima, per compensare l’udito ho tutto il resto del corpo “attivo”.

Sei il primo laureato sordo con 110 e lode. Cosa hai provato il giorno della laurea?
Ci tengo subito a precisare, che sono il primo sordo laureato con 110 e lode presso la Facoltà di Lettere Moderne Discipline dello Spettacolo e Comunicazione di Pisa. Il giorno della laurea, oltre a diverse emozioni per essere arrivato al traguardo, ho realizzato due obiettivi: il primo, ho portato un video, spezzoni di due film, il primo parlato e il secondo esclusivamente segnato, che partiva con l’audio per poi diventare solo visivo e l’audio andava sempre di più a perdersi per poi diventare “muto” per far capire al pubblico udente cosa si prova in quel momento a guardare un film solo con la lingua dei segni che solo i sordi capivano e metterlo nei panni di un sordo che si ritrova quotidianamente ad affrontare questo problema con la tv ancora oggi, visto che non tutti i programmi televisivi non sono sottotitolati. Il secondo obiettivo l’ho chiamato “integrazione completa”, durante la discussione ho voluto a tutti i costi l’interprete che traduceva in simultanea ciò che dicevo alla commissione, per rendere partecipe il pubblico sordo che era alle mie spalle e di conseguenza non poteva avere nessun tipo di lettura del labiale e in questo modo ho integrato sia sordi che udenti rendendoli al pari.

La tua famiglia come ti ha aiutato in tutto questo tempo?
Sono stato molto fortunato ad avere la mia famiglia al mio fianco che mi ha supportato finora e continua a farlo ma nel mio cammino sono arrivate anche altre persone che mi hanno aiutato a essere ciò che sono, avendo fiducia in me, dandomi forza e determinazione. Altri mi hanno pure insegnato cose nuove come la lingua dei segni, aprendomi sempre di più la mia mente su cose nuove.

Si può svolgere una vita normale, non privandosi dei propri sogni o delle proprie ambizioni, nonostante la sordità?
Questa è una bellissima domanda a cui posso rispondere in parte, è soggettivo e dipende da passione a passione ma da quello che vedo, attualmente si può fare tutto però i sordi devono affrontare ostacoli o trovare sempre nuove soluzioni. Per esempio chi sogna di ballare o lavorare nell’ambito musicale, lo può fare tranquillamente anzi non è un problema, riusciamo sempre a trovare delle strategie alternative per poterlo fare. Stessa cosa per i baristi, ad esempio a Bologna esiste un bar gestito da sordi ed è frequentato da tutti senza problemi. Noi spesso incrociamo gli ostacoli ma li abbattiamo in qualunque modo, noi facciamo tutto tranne sentire.

Hai intenzione di continuare a lottare per il riconoscimento della lingua dei segni. In che modo?
Spero con tutto il cuore che venga riconosciuta la lingua dei segni per evitare di dar loro le sofferenze che abbiamo subito noi sordi finora, sia nell’ambito scolastico che nella quotidianità. Mi piacerebbe ad esempio che i sordi andassero al museo tranquilli con una videoguida senza ammattire creando un gruppo su whatsapp per cercare più sordi possibile e portarsi l’interprete che poi, tra l’altro, il pagamento viene suddiviso da noi oppure ci arrangiamo a leggere le etichette mentre gli udenti ascoltano l’audioguida. Vorrei rendere più “tranquilla” e fluida la vita di tutti i sordi, noi già lottiamo quotidianamente con la sordità, almeno dall’ambiente esterno un po’ di calma male non farebbe.

Cosa diresti a un adolescente sordo che ha paura del futur
o?
Direi che se ci sono dei sogni, si possono raggiungere tranquillamente senza farsi ostacolare né dalla sordità né dalle paure. Io ho sempre avuto la passione per la gioielleria e mai avrei pensato di finire a Milano, tra l’altro da solo, a frequentare la Scuola Orafa Ambrosiana e invece eccomi qui, felice e circondato dai gioielli. Bisogna avere tanta forza di volontà, determinazione e buttarsi a capofitto in ciò che si desidera, se si sbaglia non è un problema, dagli errori si impara e diventa più forti.

Un esempio di coraggio e determinazione quello di Lorenzo Nizzi Vassalle che con il suo ottimismo e la sua forza di volontà riesce a tenere stretti i suoi sogni nonostante la sordità. L’obiettivo per il futuro per Lorenzo è continuare su questa strada, coltivare le proprie passioni e avere la consapevolezza che la vita ti riserva sempre delle sorprese. Sperando e lottando per l’approvazione della lingua dei segni perché le persone non udenti, oltre a tutte le difficoltà e i pregiudizi che sono costrette ad affrontare nel corso della loro vita, hanno il sacrosanto diritto di essere integrate nella società che deve poter essere all’altezza di prestare tutti i servizi che riserva alle persone udenti.