Sovraffollamento al 156% e cimici nelle celle del Don Bosco

Una situazione d’emergenza cronica che l’arrivo della stagione estiva ha trasformato in una vera e propria crisi. A lanciare l’allarme sulle condizioni di invivibilità all’interno della casa circondariale Don Bosco di Pisa è la coalizione della sinistra radicale “Diritti in Comune” che ha raccolto e rilanciato con forza l’ennesimo appello ufficiale firmato dall’avvocata Abu Awwad, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.

Con le temperature torride di queste settimane, la quotidianità all’interno delle celle della struttura pisana viene descritta come insostenibile. A peggiorare il quadro generale, già storicamente critico, concorre un sensibile picco del tasso di sovraffollamento detentivo, che ha ormai raggiunto la soglia record del 156%. Un dato aggravatosi ulteriormente nelle ultime settimane a seguito del trasferimento d’urgenza di 21 detenuti provenienti dal carcere fiorentino di Sollicciano.

A completare un quadro drammatico sul piano della dignità umana si aggiungono gravi carenze strutturali dal punto di vista igienico-sanitario. Nelle celle è stata infatti registrata una massiccia presenza di cimici e scarafaggi.

La denuncia di Diritti in Comune non risparmia l’amministrazione locale a guida centrodestra, accusata di immobilismo e sostanziale disinteresse nei confronti della popolazione carceraria, nonostante molte delle competenze per favorire il reinserimento sociale spettino proprio al Comune.

Per chiedere risposte immediate, la coalizione ha depositato un question time d’urgenza che sarà discusso nella seduta consiliare di domani, martedì 14 luglio. Secondo i promotori dell’atto, all’interno del Don Bosco vi sono numerose persone in possesso dei requisiti di legge per accedere alle misure alternative e all’esecuzione penale esterna, ma mancano i progetti territoriali idonei a strutturare tali percorsi.

“Chiediamo l’attivazione non più rinviabile del tavolo cittadino sulle politiche di inclusione. E’ il momento – hanno concluso i rappresentanti di Diritti in Comune – di dare risposte concrete partendo subito dalla costruzione di percorsi di inserimento lavorativo che mettano in rete il Comune, il Centro per l’Impiego, la Società della Salute, il sistema produttivo e il terzo settore”.

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