Sparatoria al Varignano, oggi l’Appello: chiesta la conferma delle condanne di primo grado

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Appello a Firenze questa mattina per la vicenda della sparatoria al Varignano a Viareggio. Il Procuratore generarale ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado, la difesa l’assoluzione e il dissequestro dei beni, o, in seconda ipotesi, la riduzione della pena. Per il dibattimento, e la sentenza, il processo è stato rinviato a lunedi prossimo. Era il 15 gennaio dello scorso anno quando il giudice di primo grado, dottor Annarumma, si pronunciò, in Tribunale a Lucca: otto anni e quattro mesi per Vincenzo Saetta e Alessandro Discetti, difesi rispettivamente dagli avvocati Eriberto Rosso Manuele Ciappi il primo, e dall’avvocato Massimo Landi il secondo,  5 anni e 4 mesi per Angelo Pizzi, difeso anche lui da Landi, e 5 anni per Marco Saetta, difeso dall’avvocato Giorgio Nicoletti. A fronte di una richiesta del Pm Aldo Ingangi di 10 anni di condanna per Vincenzo Saetta e il cognato Alessandro Discetti, 8 per Angelo Pizzi, di e 6 per Marco Saetta  Il procuratore generale ha chiesto in Appello la conferma delle condanne. Per l’agguato la Procura di Lucca considerà  Vincenzo Saetta il mandante, e Alessandro Discetti, e Angelo Pizzi che era alla guida dello scooter, gli esecutori della sparatoria, mentre Marco Saetta, fratello di Vincenzo, fu accusato di aver favorito la fuga.

La vicenda, nota alle cronache, per la quale sono finiti alla sbarra Vincenzo Saetta, il fratello Marco,  il cognato Alessandro Discetti e Angelo Pizzi,  riguarda la sparatoria avvenuta il 25 settembre del 2011 in via Paladini al Varignano.  I quattro finirono in manette, per mano della Squadra Mobile diretta all’epoca da Virgilio Russo, all’alba del 28 febbraio del 2014,  accusati di aver gambizzato Stefan Petrovici, 35enne residente a Viareggio e del connesso reato di porto in luogo pubblico di arma comune da sparo. Alessandro Discetti e Vincenzo Saetta furono accusati anche di rapina, lesioni personali e porto di oggetti atti ad offendere, per una aggressione in danno del medesimo cittadino rumeno, avvenuta il giorno precedente e per analogo movente. “Nello specifico – aveva spiegato Virgilio Russo –  ad esplodere i sei colpi con una pistola calibro 7,65 contro l’ autovettura lato guida condotta dal Petrovici , dei quali tre colpirono alle gambe la vittima, che fu sottoposta ad intervento chirurgico d’ urgenza presso l’ Ospedale Unico della Versilia di Lido di Camaiore,  fu materialmente Alessandro Discetti, considerato il “picchiatore” del gruppo criminale, a bordo di un motoveicolo guidato da Angelo Pizzi,  su mandato di  Vincenzo  Saetta e con l’ appoggio logistico del fratello Marco”. “Il delitto – aveva aggiunto il dirigente della squadra mobile di Lucca –  era stato pianificato ed eseguito dal vertice del clan Saetta per punire la vittima del mancato pagamento di un’ autovettura Mercedes ML bianca, presa in leasing da uno zio dei Saetta presso una società di Firenze, consegnata al Petrovici dietro corrispettivo di 17.000 euro. Cifra, questa, non pagata, scatenando l’ ira dei Saetta che avevano dapprima malmenato il rumeno in piazza Carlovy Vary a Viareggio, per poi deciderne l’ indomani una punizione più incisiva atteso che il medesimo, dopo essere stato percosso e rapinato di una catenina d’ oro dal duo Saetta-Discetti, aveva “osato” recarsi sotto casa del boss con alcuni suoi connazionali, danneggiandogli un’ autovettura e minacciandolo platealmente”.

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