I colori sono tornati a splendere, l’oro del fondo a brillare, la cura nella definizione dei dettagli resa evidente. È stato presentato oggi alla Galleria dell’Accademia di Firenze il restauro del trittico di Spinello Aretino raffigurante la Madonna col Bambino in trono e quattro angeli fra i santi Paolino vescovo, Giovanni Battista, Andrea, Matteo, e i Profeti Geremia e Mosè nei tondi superiori. Un’operazione durata un anno e mezzo, che ora sarà al centro di un allestimento particolare, al primo piano del museo e visitabile fino all’11 maggio: non solo è possibile ammirare l’opera, ma anche approfondirne i passaggi di analisi e recupero, grazie anche a un video esplicativo che viene proiettato accanto alla tavola. «Trovo fondamentale mostrare anche il “dietro le quinte” di un museo», spiega la direttrice generale della Galleria, Andreina Contessa, «l’attività incessante di un team altamente specializzato e competente che si prende cura delle opere del museo, che sono patrimonio comune. I questo modo il museo può esercitare la sua funzione etica, sociale ed educativa, perché comporta una visita più cosciente, sollecita il visitatore a un’osservazione più acuta, più competente».
Firmato e datato 1391, il trittico era stato commissionato dal mercante lucchese Paolino di Simonino di Bonagiunta per l’oratorio di Sant’Andrea a Lucca, ed eseguito dopo la sua morte – una pratica comune tra i benestanti che si assicuravano in questo modo le preghiere della comunità a cui facevano dono dell’opera -. Per questo i santi raffigurati sono sant’Andrea, titolare della chiesa, san Paolino Vescovo, che porta lo stesso nome del committente – peraltro caro alla comunità perché primo vescovo di Lucca – e i santi Giovanni e Matteo, come i nomi dei suoi fratelli, a cui furono affidate le volontà testamentarie.
La tavola era stata resa opaca da depositi, ridipinture, incollature e stuccature grossolane e danneggiamenti del legno di supporto. Dopo approfondite analisi con avanzati strumenti di diagnostica, l’opera è stata pulita sia degli strati di sporcizia che dai materiali aggiunti durante i restauri precedenti, e sono stati risistemati anche i pannelli di legno su cui è dipinta, la cui tenuta era danneggiata. Ora le cromie sono tornate al loro originario nitore, i panneggi eleganti e i volumi valorizzati, restituendo all’opera il suo autentico valore e rendendo testimonianza dell’attività di Spinello Aretino a Lucca.
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