Stupri e minacce sulla figlia di sei anni, a giugno il processo

LUCCA- “Sta zitta. Se parli son botte per te e la mamma”. Glielo avrebbe ripetuto quasi sempre. Ogni volta che avvenivano i rapporti orali e gli atti sessuali ai quali la bimba era costretta, per gli inquirenti, tra il 2011 e il 2012.

La bambina, di appena 6 anni, quel segreto orribile lo ha tenuto sigillato per quanto ha potuto. Fino all’età di 10 anni, quando, non è diventato un macigno. Un giorno del 2017, sola con una parente si è sfogata. Cacciando fuori il racconto dettagliato di come suo padre che all’epoca aveva 45 anni, la violentasse e minacciasse.

L’uomo oggi 52enne divorziato dalla moglie, ieri è stato rinviato a giudizio per violenza sessuale aggravata su minore, dal gup del tribunale di Lucca Riccardo Nerucci che ha accolto la richiesta del pm Antonio Mariotti.

La madre della piccola, assistita dall’avvocato Sergio Conti, si era rivolta alla procura di Lucca nel 2017. Dopo il racconto choc della figlia, infatti la donna, aveva portato la bimba da uno psicologo per cercare di capire se quelle parole da incubo potessero essere frutto dell’immaginazione o meno. Ma, di fronte al terapeuta, le date, i dettagli delle violenze subite e i luoghi sembravano troppo precisi. La bambina lucida. Così la madre si è rivolta alla procura.

Da qui è emersa la piena attendibilità della piccola. La stessa ha raccontato di come il padre, che all’epoca dei fatti lavorava come custode, approfittando dell’assenza della madre, la portasse sul luogo di lavoro. E lì la obbligava, secondo gli inquirenti, sia a rapporti orali che ad altri atti sessuali. Violenze avvenute tra il 2011 e il 2012 che si sarebbero intensificate durante le vacanze estive.

A mettere un punto alla tortura il divorzio dei genitori e la partenza del padre dalla Lucchesia. L’uomo non si è fatto più vedere e 5 anni dopo la verità della piccola è venuta a galla. Il processo inizierà a giugno: il 52enne se giudicato colpevole rischia fino a dieci anni di carcere.